La liturgia di questa Domenica è tutta impregnata di sentimenti di fiducia che animano la Chiesa nella sua preghiera. Le parti salmodiche della Messa odierna sono implorazioni d’aiuto alla misericordia divina, in cui però il ringraziamento si confonde con la domanda, tanto è grande la certezza che Dio non mancherà di esaudire il suo popolo. Il vangelo ricorda l’infinita bontà di Cristo. Essa risplende, umana e divina, in quersta resurrezione del figlio della vedova di Naim, simbolo di tante altre resurrezioni che la Chiesa ottiene per i suoi figli sepolti nella morte del peccato.
Introito
(Salmo 85,1; 85,2-3)
Volgi il tuo orecchio verso di me, o Signore, ed esaudiscimi. Salva il tuo servo che spera in Te, o mio Dio. Abbi pietà di me, o Signore, che tutto il giorno grido verso di Te.
(Salmo 85,4)
Allieta l’anima del tuo servo: poiché a Te, o Signore, levo l’anima mia.
Colletta
La tua continua misericordia, Signore, purifichi e sostenga la tua Chiesa e poiché senza di Te non può esser salva, sia sempre governata dalla tua grazia.
Epistola
(Galati 5, 25-26; 6, 1-10)
Fratelli, se viviamo di spirito, camminiamo secondo lo spirito, senza essere bramosi di vanagloria, senza provocarci o invidiarci a vicenda. Fratelli, se uno fosse caduto in qualche fallo, voi che siete spirituali istruitelo in spirito di dolcezza, e bada bene a te stesso, tu che pure non sei tentato. Portate gli uni i pesi degli altri e così adempirete la legge di Cristo. Se poi uno crede di essere qualche cosa, mentre non è nulla, questi illude se stesso. Ciascuno invece esamini le proprie opere ed avrà così da gloriarsi soltanto in se stesso e non in altri; perché ciascuno porterà il proprio peso. Chi poi è catechizzato nella parola faccia parte di tutti i beni a chi lo catechizza. Non vogliate ingannarvi: Dio non può essere schernito; quel che uno avrà seminato quello pure mieterà; quindi chi semina nella sua carne, mieterà dalla sua carne la corruzione; chi invece semina nello spirito, dallo spirito mieterà la vita eterna. E non ci stanchiamo nel fare il bene, perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. Facciamo dunque del bene finché abbiamo tempo, a tutti, ma specialmente a quelli che per la fede sono della nostra famiglia.
Graduale
(Salmo 91,2-3)
E’ cosa buona lodare il Signore: inneggiare al tuo nome, o Altissimo. E’ bello proclamare al mattino la tua misericordia e la tua fedeltà nella notte. Alleluia, alleluia.
(Salmo 94,3)
Poiché il Signore è Dio potente e Re grande su tutta la terra. Alleluia.
Vangelo
(Luca 7, 11-16)
In quel tempo, Gesù andava ad una città chiamata Nain; e i suoi discepoli e una gran folla andavano con Lui. Quando fu vicino alla porta della città, era portato al sepolcro uno che era figlio unico di sua madre, e questa era vedova; e con lei v’era molto popolo della città. Il Signore, vedutala, ne ebbe compassione e le disse: “Non piangere!”. Accostatosi toccò la bara (i portatori si fermarono). Ed egli disse: “Giovanetto, te lo dico io, levati!”. Il morto si alzò a sedere e cominciò a parlare. E lo rese alla madre. Allora tutti furono invasi da sbigottimento, e glorificarono Dio esclamando: “Un grande Profeta è sorto in mezzo a noi, e Dio ha visitato il suo popolo”.
Meditazione
1.Gesù si avvicinò alla donna e le disse: “Non piangere”.
2.Solo l’uomo piange, così come solo l’uomo ride. Solo l’uomo piange, perché è proprio dell’essere umano poter prendere coscienza di una sofferenza. Infatti, in lui il dolore diventa sofferenza, ovvero stato d’animo angustiato; mentre nell’animale il dolore rimane dolore.
3.Gesù stesso, nella sua perfetta umanità, ha provato il pianto. Per esempio, piange dinanzi al sepolcro dell’amico Lazzaro.
4.Ma Gesù è l’unico che può davvero dire a qualcuno di “non piangere“, come dice alla povera vedova di Nain.
5.Nessun uomo, nessuna ideologia, nessun innovazione tecnico-scientifica può decretare la fine del tempo del pianto.
6.Solo Cristo può farlo, perché solo Lui ha vere parole di vita eterna (Giovanni 6). E infatti, concretamente e veramente, sconfigge la morte facendo risorgere il figlio della povera vedova.
Alla Regina dello Splendore
Madre, Tu hai pianto e continui a piangere per la sorte dei figli che ti sono stati affidati.
Ma il tuo pianto non è disperato, bensì tutto dentro la sconfitta della morte che ha operato il Tuo Divin Figlio.
Rimanendo a fianco a Te, anche il mio pianto non sarà mai pianto di disperazione.
Madre, tienimi per mano.
Regina dello Splendore, guidami nel cammino della vita.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Be the first to comment on "MESSA DEL GIORNO: Domenica Quindicesima dopo Pentecoste"