1.La teologia della storia ha sempre affermato che mentre gli uomini ricevono dalla giustizia divina il loro premio o il loro castigo principalmente nell’eternità, possedendo un’anima immortale; le società, invece, devono ricevere i loro premi e i loro castighi nel tempo, non essendo, queste, destinate ad una dimensione ultraterrena. Ma c’è anche un altro motivo che rende ragione a questo assunto, soprattutto per i nostri tempi. I peccati individuali sono sempre esistiti e sempre esisteranno; e ovviamente ogni peccato mortale costituisce il problema più grave (ne basta uno solo per meritarsi l’inferno); ma per questi c’è appunto l’inferno. Per i peccati sociali no. I peccati sociali devono essere scontati nella Storia.
3.Quali sono i peccati sociali? Sono i peccati di cui si macchia una società, una collettività, uno Stato. Sono quei peccati che si esplicano con leggi contrarie alla legge naturale e cristiana. Si pensi all’aborto, alla negazione dell’esclusività del matrimonio tra uomo e donna, alla possibilità di “fabbricarsi” figli con l’utero in affitto…e la lista -ahinoi- sarebbe molto lunga.
4.Concludiamo con queste parole che Pio XII scrisse nell’enciclica Datis Nuperrime del 5 novembre del 1956: “Il Signore come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia ci insegna”.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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