SOSTA: Perché bisogna purificare l’intelletto dall’ignoranza?

Non ogni ignoranza è volontaria e, pertanto, non sempre l’ignoranza costituisce un peccato dinanzi a Dio. Va però che detto che ognuno è tenuto a possedere quelle nozioni fondamentali che, secondo le capacità personali e gli obblighi del proprio stato, sono importanti al perfezionamento intellettuale e morale.

Nessuno può mettersi di disprezzare la vera scienza. Nel Libro di Osea (4,6) è scritto: “Il mio popolo è rimasto muto perché era privo di scienza. Poiché tu rigettasti la scienza, per questo ti rigetterò, affinché tu non eserciti il mio sacerdozio”.

San Paolo, però, distingue un sapere che gonfia da una carità che invece edifica: “(…) sappiamo che tutti abbiamo scienza. La scienza gonfia, mentre la carità edifica; se qualcuno crede di sapere qualcosa, non ha ancora saputo come bisogna conoscere; ma se uno ama Dio, egli è riconosciuto da Dio (…).” (I Corinti 8,1-3)

Nello studio della scienza si possono commettere due errori. Si può studiare per vanità di conoscere, oppure si può studiare ciò che è inutile o perfino dannoso.

C’è una gerarchia nello studio. Bisogna prima di tutto conoscere ciò che è fondamentale per la salvezza dell’anima, ecco perché i genitori hanno il dovere di fare istruire religiosamente i propri figli. Poi viene lo studio, che deve essere adempiuto nella maniera più esatta, di ciò che è fondamentale per il corretto adempimento del proprio stato di vita.

Riguardo allo studio della Teologia, essa non può essere praticata senza lo spirito di orazione, soprattutto per l’oggetto della Teologia stessa, che è la conoscenza di Dio.


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