La Fede, che si esercita nella vita ascetica, cioè nella progressiva salita verso Dio, non potrà mai giungere al suo perfetto sviluppo se non con l’aiuto del Dono dell’Intelletto. La conoscenza umana è di per sé discorsiva, perché si compie per mezzo di composizione e divisione, analisi e sintesi, non per semplice intuizione della verità. A questa condizione generale della conoscenza non sfuggono le virtù infuse, finché sottostanno al dominio della ragione. Ma, dal momento che l’oggetto primario della fede, cioè Dio, è verità semplicissima, il modo discorsivo di conoscerla non può che essere inadeguato e imperfetto.
La Fede è per sé abito intuitivo, non discorsivo, e per questo le verità delle fede non possono essere apprese in tutta la loro perfezione, se non mediante la visione intuitiva e penetrante del dono dell’Intelletto.
Si può fare questo esempio. Un bel romanzo di avventura, quando lo si legge, attiva l’immaginazione del lettore e così questi si sforzerà di comporre e rappresentare nella sua mente le scene descritte nel libro. Altra cosa se questo stesso lettore avesse la possibilità di osservare il racconto grazie ad un film che rappresenta con grande fedeltà la storia. In questo caso il lettore non sarebbe più lettore, bensì vedrebbe chiaramente e, questo suo vedere chiaramente, non sarebbe frutto del suo sforzo immaginativo. Ebbene, mutatis mutandis, la Fede è come un immaginare la storia di un romanzo, il Dono dell’Intelletto è come vedere la storia di un romanzo.
Concludendo, il Dono dell’Intelletto è utilissimo ai teologi (San Tommaso d’Aquino lo possedeva in grado elevato) per poter penetrare nel profondo le verità rivelate e dedurre con il discorso teologico le conclusioni in esse implicite.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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