SCRIVONO PER NOI – Non c’è pace in Terrasanta

di Diego Torre


Che il demonio sia il padre della divisione è risaputo. Che egli fomenti e goda di ogni possibile dissidio, contrasto e guerra fra gli uomini e fra i popoli è altrettanto ovvio. Che però gli uomini non solo ci cadano ma che lo facciano in modo ridicolo e superficiale non è necessariamente scontato. Le crociate videro i cristiani in guerra per la difesa dei pellegrini ed il riscatto dei luoghi santi profanati dagli islamici. E costoro combatterono la loro guerra santa per il trionfo del Corano e di Allah. I secoli successivi videro tanta brava gente combattere e morire per il re o per difendere la propria terra. Oggi si uccide per sbaglio, per il possesso sessuale dell’altro, a volte per diletto o negli stadi, nel corso di manifestazioni “sportive”. Le madri infine uccidono il proprio figlio in grembo, con l’aborto, per tutelare il loro “diritti sessuali e riproduttivi”.

A restituire la sua tragica, visibile, serietà alla morte violenta concorre oggi quanto sta avvenendo in Palestina. I diritti sacrosanti di due popoli sono posti in contrapposizione e sui loro dolori volteggiano gli avvoltoi che dal loro sangue traggono vantaggio: terroristi, politici, fabbricanti d’armi, stati stranieri vicini e lontani. E fin qui siamo nella tragedia.

Il ridicolo e la superficialità sono  invece nella lettura di tali eventi che la stampa, la politica e la “cultura” dominante ne danno. Divise in opposte tifoserie, interessate a distinguere sommariamente buoni (i nostri) e cattivi (ovviamente gli altri) gli schieramenti politici ed il potere mass-mediatico a tutto sono interessati tranne che a comprendere le ragioni profonde e lontane di uno scontro che non conosce tregue da 70 anni (tanti ne misurano i più lungimiranti). Impegnata nel conteggio delle vittime, nella descrizione delle efferatezze, nell’elenco dei danni e delle bombe,  la nostra informazione non riesce a guardare al di là del naso dello scoop giornalistico. Eppure senza un serio sguardo al retroterra storico non si capisce alcunché di quanto sta avvenendo.

Chi parla del sionismo? Theodor Herzl alla fine dell’800 fonda l’Organizzazione Sionista Mondiale, che si propone la creazione di uno Stato per tutti gli ebrei dispersi nel mondo. Ma già da diversi decenni erano decine di migliaia gli ebrei presenti in quelle terre, appartenenti all’impero ottomano. In quel tempo tale presenza non era particolarmente conflittuale nonostante l’aumento continuo degli israeliti che sfuggivano alle persecuzioni, particolarmente ai pogrom in Russia. Contemporaneamente, soprattutto i Rothschild, acquistavano grandi appezzamenti di terreno e sorgevano comunità agricole, i  Kibbutz. L’ascesa al potere di Hitler in Germania incrementò tali movimenti, favoriti dal governo nazista  con le persecuzioni, ma anche con la collaborazione attiva con il movimento sionista, che durò fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Essa si concretizzò nell’Accordo di Trasferimento (Haavara)  e patti commerciali collaterali, che permisero a circa 300.000 ebrei tedeschi di raggiungere la Palestina. Ma questa è una storia imbarazzante di cui non  si deve parlare. Poi, dopo il 1939, fu la guerra e l’orrore della shoah.

Scoppiano già i primi disordini fra arabi ed ebrei negli anni 30, e il governo britannico che ha ricevuto il mandato sulla Palestina dalla Società delle Nazioni è il primo ad ipotizzare la formula di due Popoli e due Stati. Nel 1947, l’Agenzia Ebraica, forte della presenza di più di 600.000 ebrei (pur sempre la metà degli arabi), appena partiti i militari britannici, proclamò la nascita dello stato di Israele, che venne attaccato lo stesso giorno da Siria, Egitto, Libano, Iraq e Giordania. E fu la prima guerra “ufficiale” fra gli stati governati dai discendenti di Sem, alla quale seguirono altre tre. Qui si ferma la rassegna storica, molto sommaria e per niente esauriente, ma sufficiente a dimostrare la complessità di una vicenda non circoscrivibile alle ultime terribili cronache. Gli Israeliani penetrano in modo apparentemente fraudolento nell’arco di un secolo, ma ….  qual era l’identità nazionale e culturale dei popoli di quei territori, quale il loro sviluppo tecnologico e civile, quale il loro livello di benessere, prima che nascesse Israele?

Che succederà ? I terroristi di Hamas hanno già ottenuto di fermare quel processo di pace che Trump aveva inaugurato con gli Accordi di Abramo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Seguirono Sudan, Bahrein, Marocco;  e l’Arabia Saudita era prossima ad aderire. Era questo il reale obiettivo dei loro raid. Nessun paese arabo può colloquiare con Israele mentre tuona il cannone!

Che succederà in Cisgiordania, dove ci sono circa 300.000 arabi cristiani e nella striscia di Gaza, dove ve ne sono 20.000, affidati all’unico parroco, Gabriel Romanelli, dell’Istituto del Verbo Incarnato? In Cisgiordania ci sono 10 sindaci cristiani, compresi quelli delle città di Ramallah e Betlemme; qui finora i cristiani hanno avuto vita relativamente tranquilla. E fin troppo ovvio che in tanto sconquasso essi sono i vasi di creta fra quelli di ferro e rischiano di pagare il prezzo maggiore.

L’odio che ribolle nel cuore di tanti islamici dove arriverà? Per tanti di loro, gli ebrei, i cristiani e gli occidentali sono un tutt’uno: infedeli ed oppressori da uccidere. E Israele? Le paure accumulate nei secoli, gli orrori attuali, il complesso dell’accerchiamento in cui sono nati e cresciuti i suoi cittadini fino a che livello di violenza li farà reagire? Occupare tutta Gaza ed eliminare Hamas, compromettendo la normalizzazione delle rapporti con i paesi arabi, oppure limitare l’intervento militare, atteggiamento che sarebbe letto come segno di debolezza?

E se il conflitto aumentasse d’intensità, gli alleati di entrambi continueranno a guardare?

Certamente, due Popoli e due Stati, che si parlano e che reprimono ogni estremismo violento al proprio  interno, sarebbe la soluzione ideale. Ma dove non è riuscito l’impero britannico, dovrebbe riuscirci l’ONU, che alla sua abituale debolezza aggiunge oggi la sua profonda spaccatura sul tema?

La Terrasanta non smette così di essere insanguinata. Solo il Principe della pace, Gesù Cristo, può restituirle il bene prezioso della pace, ovvero della tranquillità dell’ordine, come la chiama sant’Agostino; la sola autentica pace.

Si avvicina il Natale che in quelle terre ha un sapore speciale. Che tutti gli uomini si rivolgano al Bambino che viene, invocando la pace. Che tutti gli uomini costruiscano il giusto ordine. Ovvero che ogni cosa sia al suo posto;  e Dio sia posto al primo.

Utopia? Il 20 ottobre del 1939 era appena scoppiata la seconda guerra mondiale e il venerabile Pio XII, nell’imminenza della festa di Cristo Re, scrisse nella sua prima enciclica: “La salvezza non viene ai popoli dai mezzi esterni, dalla spada, che può imporre condizioni di pace, ma non crea la pace. Le energie, che devono rinnovare la faccia della terra, devono procedere dall’interno, dallo spirito.”…“Dio può tutto: al pari della felicità e delle sorti dei popoli, tiene nelle sue mani anche gli umani consigli e, in qualsiasi parte egli voglia, dolcemente li inclina: anche gli ostacoli per la sua onnipotenza sono mezzi a plasmare le cose e gli eventi e a volgere le menti e i liberi voleri ai suoi altissimi fini. Pregate, quindi, venerabili fratelli, pregate senza interruzione, pregate, soprattutto, quando offrite il divino sacrificio d’amore. Pregate voi, ai quali la professione coraggiosa della fede impone oggi duri, penosi e non di rado eroici sacrifici; pregate voi, membra sofferenti e doloranti della chiesa, quando Gesù viene a consolare e lenire le vostre pene.”

Quale grande responsabilità per “Chi appartiene alla milizia di Cristo – sia ecclesiastico, sia laico”!  Era appena scoppiata allora la seconda guerra mondiale.

Preghiamo dunque e speriamo che si fermi questa “terza guerra mondiale a pezzi”, come la chiama Papa Francesco.

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