SOSTA – Le differenze tra la corretta pedagogia di don Bosco e quelle errate della Montessori e di don Milani

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Così sintetizza bene Cristian Siccardi su Il Settimanale di Padre Pio, n.5/2024

Scrisse don Bosco ne Il sistema preventivo nella educazione della gioventù, testo fondamentale per gli educatori salesiani, pubblico per la prima volta nell’agosto 1877: Esso (il sistema preventivo) consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli e amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze (…). Il sistema preventivo rende avvisato l’allievo in modo che l’educatore potrà parlare con il linguaggio del cuore sia nel periodo dell’educazione, sia dopo di essa. L’educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà sopra di lui grande impero, avvisarlo, consigliarlo, e anche correggerlo allora eziandio che si troverà negli impieghi, negli uffici civili e nel commercio.

Ben diverso il pensiero massonico, laico e femminista della Montessori, che percepisce l’educazione come libera spontaneità del bambino, concepito come un agente dell’evoluzione cosmica dell’umanità, e non come fragile creatura di Dio, limitata dopo il peccato originale e, dunque, sempre in lotta, dentro e fuori di sé, fra ciò che è bene e ciò che è male. La pedagogia montessoriana si prefigge di stimolare l’energia del minore, considerata particella del fuoco della vita universale, idee e acquisite quando Maria Montessori aderì al femminismo e all’esoterismo della Theosophical Society, fondata da Helena Blavatsky (1831-1891), filosofa, teosofa, saggista e occltista e medium russa, naturalizzata statunitense, e dal colonnello Henry Steel Olcott (1832-1907).

Don Lorenzo Milani, che si può ascrivere a buon diritto nell’alveo della teologia della liberazione, forgiò una pedagogia di carattere squisitamente socio-politico. le sue polemiche inerenti alla lotta di classe, di impostazione marxiana, diedero vita a un sistema incentrato sulla cosiddetta “presa di coscienza” da parte dei ragazzi della loro disagiata condizione proletaria. I suoi giovani dovevano vivere a scuola 365 giorni all’anno: erano bandite le ricreazioni -tanto care a don Bosco e tanto proficue per la proverbiale gioia dei suoi ragazzi- e persino l’attività intellettive, le uniche a poterli salvare dalla loro vessata condizione. E dalle aule, dove si indottrinavano le fresche menti, si parlava in circolo ed erano assolutamente prive di immagini sacre (…).

Don Milani era disposto, come provano le testimonianze, a umiliare pubblicamente coloro che non pensavano esclusivamente a formarsi per poter competere con le forze del potere. Gli studenti non erano da Milani considerati degli scolari, bensì dei pari agli altri e, dunque, dovevano confrontarsi con gli intellettuali. Non a caso la concezione milaniana verrà presa a modello dal pensiero sessantottino.

Il suo libro Esperienze pastorali, inizialmente dotato dell’imprimatur ecclesiastico, fu oggetto di un decreto del Sant’Uffizio del 1958 contenente la proibizione di stampa e di diffusione, direttive che decaddero solo nel 2014. Il testo, spalleggiato all’epoca da Giorgio La Pira (1904-1977) e da don Primo Mazzolari (1890-1959), venne con decisione contrastato da La Civiltà Cattolica (20 settembre 1958), dove il gesuita Angelo Perego commentò in termini negativi l’opera, ritenuta carica di ossessioni e di contraddizioni.

(…)

Don Milani disseminava malessere e turbamenti, senza contare che ebbe deleteri rapporti con i suoi studenti (lui stesso denunciò di provare attrazione fisica nei loro confronti) e scrisse di aver tolto la pace, di aver portato contrasti, dissapori e “zizzania”. Il maestro della famosa scuola di Barbiana, che divenne punto di riferimento della Rivoluzione culturale sessantottina, nemica di tutto ciò che era tradizione, delle gerarchie, dei doveri di stato, dei valori cattolici, e che abbracciò mortalmente la libertà di impronta illuminista, rivoluzionaria e secolarizzatrice, è totalmente all’opposto di ciò che è beneficamente ha rappresentato, in ogni continente, il santo missionario e mistico Giovanni Bosco.


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