Perché il vero santo non può mai sentirsi “arrivato”?

1.Abbiamo ricordato più volte che la santità altro non è che un processo di cristificazione, nel senso che bisogna emulare quanto più possibile Cristo: giudicare e agire secondo il suo criterio. San Paolo lo dice chiaramente in Galati 2 : Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me.

2.Cristo è però il Dio fattosi uomo, ma che rimane Dio. La definizione precisa di Cristo è: Vero Uomo e Vero Dio. Dunque, proprio perché Vero Dio, a Cristo si può tendere ma non si potrà mai raggiungerlo. Ed ecco perché un Santo non può mai sentirsi arrivato, perché non c’è un punto di arrivo per la santificazione se non Cristo, ma Cristo, come abbiamo detto, è irragiungibile.

3.Quando si paragona il Santo all’Eroe, certamente si fa un paragone giusto, ma altrettanto certamente non preciso, perché l’eroismo può avere un punto di arrivo, la santità no. Scrive padre Antonio Maria Di Monda nel suo La sfida della santità (Roma 1992): (…) l’eroismo è sempre un punto luminoso solitario e, perciò, o c’è o non c’è. Mentre, con la santità anche più consumata, l’uomo non è mai arrivato alla mèta, alla perfezione, avendo questa, come orizzonte, l’infinito stesso di Dio: “…siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste”. E’, in questa logica e ottica che un santo come san Francesco d’Assisi -molto probabilmente, uno dei più grandi santi di tutti i tempi- poteva esclamare, alla fine della sua vita, quando già aveva ricevuto, pure, il suggello del cielo con le stimmate: “…incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro, perché finora abbiamo combinato poco.” (San Bonaventura, Leg.Mag., c.XIV, 1 – FF 1237).


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