SOSTA: Secondo la Verità Cattolica come giudicare il pensiero di Gianni Vattimo?

Chi è Gianni Vattimo?

Gianni Vattimo (1936-2023) è stato un filosofo soprattutto legato alla rilettura di filosofi come Nietzsche ed Heidegger e all’Ermeneutica di Gadamer. Inoltre ha cercato di leggere “nichilisticamente” il Cristianesimo.  A Vattimo si deve la formulazione di pensiero debole. Fu allievo di Luigi Pareyson (1918-1991), uno dei maggiori esponenti dell’ermeneutica italiana. Vattimo ha insegnato all’Università di Torino.

Quali sono le sue opere più importanti?

Le opere più importanti sono: Il concetto di fare in Aristotele (1961); Essere, storia e linguaggio in Heidegger (1963); Il soggetto e la maschera (1974); Le avventure della differenza (1980); Al di là del soggetto (1981); Il pensiero debole (con Pier Aldo Rovatti, 1983); La fine della modernità (1985); La società trasparente (1989); Credere di credere (1996); Dopo la cristianità (2002); Addio alla verità (2009).

In che modo Vattimo riprende Nietzsche?

Da Nietzsche, Vattimo riprende la critica alla metafisica occidentale e l’idea secondo cui non si possa accedere ad una realtà completamente indipendente dalle interpretazioni soggettive. Celebre è la formula nietzschiana: “Non ci sono fatti, ma solo interpretazioni”. Vattimo è convinto che l’uomo incontri sì la realtà, ma sempre all’interno di linguaggi, tradizioni, cultura e, ovviamente, interpretazioni.

In che modo Vattimo riprende Heidegger?

Da Heidegger, Vattimo riprende la critica alla metafisica dell’essere. Questo (l’essere) non può più essere inteso come qualcosa di stabile e di ontologicamente definito.

In che modo Vattimo riprende a Gadamer?

Da Gadamer, Vattimo riprende la centralità dell’ermeneutica: conoscere significa sempre interpretare partendo da ben precise situazioni storiche.

Da questo si capisce perché Vattimo formuli la definizione di “pensiero debole”?

Certo, il pendiero debole è la negazione della metafisica dell’essere. L’espressione pensiero debole divenne celebre grazie ad una collettanea, intitolata proprio Pensiero debole, curata nel 1983 insieme a Pier Aldo Rovatti. Per Vattimo il pensiero debole è un pensiero che rinuncia alla pretesa di possedere fondamenti assoluti, incontrovertibili e inequivocabilmente dimostrabili. Se il pensiero forte è convinto che esista una struttura oggettiva della realtà che la ragione può e deve conoscere, il pensiero debole mette in discussione tutto questo. Pertanto il nichilismo è inevitabile.

Il pensiero debole conduce al nichilismo?

Certamente. Ma va fatta una precisazione. Le convinzioni di Vattimo, ovviamente non condivisibili, lo conducono però ad una conclusione “onesta” (che non vuol dire “vera”) sul nichilismo. Egli, infatti, non pretende rinnegare il nichilismo, bensì afferma che proprio perché il pensiero non può che essere debole, il nichilismo non può essere considerato come una “catastrofe culturale”. Per Vattimo il nichilismo non deve essere “superato”, ma portato a compimento. Come dicevamo, si tratta di una convinzione errata, ma almeno “onesta”, rispetto ad altri filosofi i quali, dopo aver preso le distanze dalla metafisica, pensano di correre pateticamente ai ripari condannando il nichilismo. 

Si può dire che il pensiero di Vattimo è pienamente postmoderno?

Si. Egli è stato uno dei principali teorici italiani del postmoderno. Nel libro La società trasparente afferma che la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione non abbia prodotto una società perfettamente trasparente ed unificata e quindi è sempre più difficile sostenere l’esistenza di un’unica narrazione della storia.

Perché Vattimo valuta positivamente la morte della Verità e di un “pensiero forte”?

Vattimo è convinto che il riconoscimento dell’oggettività della realtà possa facilmente trasformarsi in uno strumento di dominio. L’indebolimento della metafisica può, invece, favorire la non-violenza.

Prima abbiamo detto che Vattimo cerca di leggere “nichilisticamente” il Cristianesimo. Cosa vuol dire?

Vattimo trasferisce alcuni suoi concetti chiave anche nell’ambito del Cristianesimo e lo fa nel libro Credere di credere del 1996. Si tenga presente che in gioventù Vattimo aveva attivamente militato in Azione Cattolica, per poi distaccarsi dalla Fede. Vattimo interpreta l’Incarnazione soprattutto attraverso il concetto paolino di kenosis cioè abbassamento o svuotamento di Dio. Insomma, Dio, facendosi uomo, si sarebbe volontariamente “indebolito”- da qui, secondo Vattimo, il rapporto tra pensiero debole, kenosis e indebolimento dell’essere.

Dunque, se Dio si fa “debole”, anche il concetto di società cristiana deve sparire?

Sì, Vattimo afferma che la secolarizzazione della società sarebbe un valore cristiano, perché questa (la secolarizzazione) sarebbe un effetto storico del Cristianesimo stesso. Il merito del Cristianesimo sarebbe stato quello di aver dissolto l’immagine sacrale ed autoritaria di Dio.

Secondo Vattimo, come può il Cristianesimo operare questa rivoluzione di sè?

Per Vattimo, il Cristianesimo deve arrivare a compimento ed assumere una strutturale debolezza, assumendo l’essenza del pensiero debole. Se per il Cattolicesimo tradizionale verità e amore non possono essere separate, anzi: la verità deve giudicare l’amore; per Vattimo, invece, l’amore deve essere il tutto ed essa può e deve relativizzare le verità dogmatiche.

Quali sono gli errori nel pensiero di Vattimo?

Gli errori sono principalmente quattro.

  • Primo: non è vero che il pensiero forte (la metafisica) è al servizio del potere e il pensiero debole è al servizio dei deboli. E’ proprio il contrario. Non a caso a livello giuridico un progresso importantissimo fu il passaggio dalle leggi orali che potevano essere interpretate solo da alcuni alle leggi scritte, a cui tutti, almeno i liberi, potevano oggettivamente rifarsi. Il pensiero debole, proprio perché interpretabile, può essere plasmato dal più forte, il pensiero forte, proprio perché oggettivo, no.
  • Secondo: un conto è affermare la libera scelta di Dio di farsi uomo (Incarnazione), altro è riconoscere in questo una debolezza. Tutt’altro: l’Incarnazione è la forza del capo che s’immola, pur rimanendo Capo e Signore e non stravolgendo la sua natura.
  • Terzo: Vattimo confonde il rifiuto da parte del Cristianesimo della confuisione dei poteri con la sana distinzione. Se è vero che il Cristianesimo si allontana da una certa teocrazia, è pur vero che riconosce quanto il potere politico possa trovare la sua leggitimità solo in quello religioso.
  • Quarto: Se l’amore può giudicare la verità e perfino dissolverla, allora tutto diviene possibile, perchè può essere definito amore anche l’amore egoistico. E chi obiettasse (giustamente) che l’amore egoistico non può essere amore è perché (opportunamente) giudica l’amore con un criterio veritativo, per cui deve essere sempre la verità a stabilire cosa è amore e cosa non lo è.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

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1 Comment on "SOSTA: Secondo la Verità Cattolica come giudicare il pensiero di Gianni Vattimo?"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 12 Agosto 2026 at 17:30 | Rispondi

    Molto interessante, grazie!

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