Cosa dire del documento sulla monogamia “Una caro”?

1.In data 25 novembre 2025 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha reso pubblico il documento: Elogio della monogamia. Nota dottrinale sul valore del matrimonio come unione esclusiva e appartenenza reciproca.

2.Nella presentazione si parla delle motivazioni di questo documento: rispondere ad una richiesta dei vescovi africani e porre l’attenzione al fenomeno del poliamore che si sta diffondendo in Occidente.

3.Il documento risponde pertanto ad una questione molto importante e in questo c’è un’oggettiva positività. La Chiesa affronta un tema che non è “politicamente corretto”.

4.Il documento è molto lungo, consta di ben 156 paragrafi. Riportiamo alcuni passaggi molto interessanti.

  • Nel paragrafo 3 si afferma che la monogamia non è semplicemente l’opposto della poligamia, ma l’unica realtà possibile dell’amore coniugale. Infatti -aggiungiamo noi- la poligamia è contro la legge naturale.
  • Nel paragrafo 14 è scritto: Con la formula “una caro”, la donazione reciproca e totale della coppia diventa un rapporto esclusivo e integrale. (Nel Genesi) l’autore sacro ha voluto ricordare che queste due persone costituiscono una coppia, uguali nella loro dignità radicale, ma differenti nella loro identità individuale. La pienezza dell’unione tra esseri umani è in questa uguaglianza fatta di reciprocità necessaria, dialogica e complementare. Si sottolinea giustamente che la ragione della monogamia è anche nella diversità tra l’uomo e la donna.
  • Al paragrafo 106 è scritto: La nostra epoca conosce diverse derive a proposito dell’amore: moltiplicazione dei divorzi, fragilità delle unioni, banalizzazione dell’adulterio, promozione del poliamore. A fronte di tutto ciò, si deve pure riconoscere che i grandi racconti collettivi (romanzi, film, canzoni) continuano a esaltare il mito del “grande amore” unico ed esclusivo. Il paradosso è evidente: le pratiche sociali minano ciò che l’immaginario celebra. Ciò rivela che il desiderio di un amore monogamico resta inscritto nel profondo dell’essere umano, anche quando i comportamenti sembrano smentirlo. Questo è indiscutibilmente vero.
  • Interessante è anche ciò che è detto al paragrafo 135: L’aiuto reciproco per la santificazione, nel quale i due si sostengono «a vicenda nella grazia», si realizza soprattutto nell’esercizio della carità coniugale, perché solo la carità esercitata concretamente verso l’altro ci permette di crescere nella vita di grazia, e senza la carità qualsiasi sforzo per la santificazione «a nulla mi servirebbe» (1Cor 13,3). Questo è importante.

5.Ci sono però dei punti che destano delle questioni:

  • Nel Documento viene precisato che l’elogio della monogamia vuole essere in positivo, per cui non si parla esplicitamente di condanna della poligamia stessa.
  • Non c’è un riferimento alla diffusione della poligamia in Occidente in conseguenza della diffusione dell’Islam.
  • Nel paragrafo 4 è scritto che: È da rilevare l’esistenza di un’abbondante bibliografia sull’indissolubilità dell’unione coniugale nella letteratura cattolica: questo tema ha avuto molto più spazio nel Magistero, in particolare nel recente insegnamento di molti Vescovi di fronte alla legalizzazione del divorzio in vari Paesi. Sull’unità del matrimonio – il matrimonio inteso, cioè, come unione unica ed esclusiva tra un solo uomo e una sola donna – si trova, al contrario, uno sviluppo di riflessione meno ampio rispetto al tema dell’indissolubilità sia nel Magistero che nei manuali dedicati all’argomento. Se è vero questo (non abbiamo elementi per contestarlo) non si deve comunque perdere il legame sostanziale e non accidentale tra unità ed indissolubilità.
  • Poi c’è la questione della successione tra fine primario e secondario della sessualità. Il documento ribadisce ciò che si afferma negli ultimi decenni ovvero che i due fini, procreazione ed unione dei coniugi, vengono messi alla pari, anzi con una prevalenza del secondo sul primo. Con conseguenze pericolose, perché in tal modo si apre la strada ad una sessualità sganciata dalla procreazione. Se infatti può essere possibile una sessualità senza procreazione, perché non potrebbe essere possibile anche una procreazione senza sessualità? Si pensi al cosiddetto “utero in affitto” o, per dirla in maniera più elegante, alla “gravidanza surrogata”. Pio XII in un suo discorso alle partecipanti del Congresso della Unione Cattolica Italiana delle Ostetriche, pronunciato in Vaticano il 29 ottobre del 1951: “(…) la verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario ed intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch’essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati”. Ovviamente, parlare della procreazione come fine primario, non vuol dire omettere, trascurare o addirittura pensare come inutili i fini secondari, i quali sono necessari. Pio XII dice sempre nello stesso discorso: “Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio? Non certamente, poiché alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l’unione degli sposi”. 

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