Rubrica a cura di Corrado Gnerre
Noi de Il Cammino dei Tre Sentieri siamo convinti che è importante ribadire che Dio è Somma Verità, Somma Bontà e Somma Bellezza. Che la Verità Cattolica non solo è “vera” ma è anche “bella”, che essa non solo soddisfa pienamente l’intelligenza con la sua inappuntabile logica, ma anche il cuore con il suo costitutivo e irresistibile fascino. Ed ecco perché le nostre meditazioni devono muovere anche dalla contemplazione della Bellezza, utilizzando quella che si è soliti definire la “Via Pulchritudinis”… appunto: la “Via della Bellezza”, che è il Terzo Sentiero de “Il Cammino dei Tre Sentieri”
L’OPERA
Vanitas (anno 1626-28), di Frans Hals (1581-1666), National Gallery, Londra
Il soggetto è chiaro: la morte è inevitabile.
Ma non solo inevitabile, perché attende come esito; è anche esistenzialmente ineludibile, nel senso che “accompagna” l’esistere.
L’animale non riflette sulla morte, perché vive ma non sa di vivere. L’uomo, invece, non solo vive, sa anche di vivere e dunque sa anche che dovrà morire.
Quel “dovrà” non è solo un futuro “rasserenante”, nel senso che la morte è qualcosa che ancora dovrà accadere; bensì è anche -ahinoi!- un falso futuro, nel senso che è una sorta di futuro-presente: è già presente!
La morte ancora non c’è, ma incombe nel pensiero.
Il giovane raffigurato è -per l’appunto- giovane, proprio per far capire che la morte può essere ancora lontana. Ma è un’illusione risolvere in tal modo la questione, perché la morte (rappresentata dal teschio) è già a portata di mano: è nella sua mano.
Il giovane veste elegantemente. Apparterrà a chissà quale nobile famiglia. Avrà a disposizione chissà quante ricchezze. Ma tutto sarà destinato alla terra. Tutto graviterà verso il basso… come le piume del suo spavaldo cappello; cadendo verso il teschio, anch’esse stanno inchinandosi alla morte.
Dio è verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
Bellissimo dipinto.
E il commento anche!