Il Catechismo di San Pio X commentato per voi (n.11)

(a cura di Pierfrancesco Nardini)

Dio può fare anche il male? Dio non può fare il male, perché non può volerlo; ma lo tollera per lasciar libere le sue creature, sapendo poi ricavare il bene anche dal male

Sant’Agostino scrisse che Dio «non è autore del male, poiché non è causa del tendere verso il non essere» (Lib. LXXXIII quaest. 21).

Il male è assenza di bene (v. Summa Th. I, q. 49, a. 1), è difetto. Dio, in quanto essere perfettissimo, non ha difetti, imperfezioni.

Nel mondo di oggi viene ritenuto vero male solo quello fisico, dimenticandosi di quello morale, ossia del peccato.

Questo è però uno stravolgimento. Il vero male, infatti, è quello morale, il peccato. Ed «è causa di peccato chi pecca e chi fa peccare» quindi «Dio non può né peccare né far peccare» (San Tommaso D’Aquino, De malo, q. 3, a.1).

È così per tutti, anche per chi non crede e sbeffeggia chi lo dice. Il suo non crederci non toglie che la verità sia questa.

A maggior ragione è così per il cattolico, che conosce (o dovrebbe conoscere) le basi della sua fede e quindi comprendere la giusta proporzione, il giusto rapporto fra male morale e male fisico.

Il cattolico crede (o dovrebbe credere) che la vita eterna è più importante di quella terrena (non nel senso che si debba dare poca importanza alla seconda, ma nel senso che la prima è appunto eterna e con la visione beatifica di Dio). Per il principio di non contraddizione dobbiamo quindi anche credere che il peccato sia più grave del male fisico, che sia l’unico vero male, perché è l’unica fonte di “morte” della nostra anima.

L’immanenza dilagante dei nostri tempi porta però la maggior parte delle persone a vedere solo ed esclusivamente il male fisico come unico vero male e a non capire, anche trattandolo come un pazzo esaltato, chi afferma che il vero unico male è il peccato.

Men che meno si comprende quindi la conseguenza di questo: Dio può volere (indirettamente, per accidens) il male fisico, non perché è cattivo o insulsaggini del genere, ma perché per Lui (e così dovrebbe essere anche per noi) non è male che totalmente gli ripugna, perciò «lo tollera per lasciar libere le sue creature, sapendo poi ricavare il bene anche dal male» (vedi anche qui).

Lo tollera solo perché sa che ne scaturirà un bene.

San Tommaso d’Aquino ha spiegato che «Dio potrebbe fare delle cose che ora sembrano cattive, ma che se fossero fatte da Lui sarebbero buone» (Summa Th. I, q. 25, a. 3).

Ci è stato dato, come dono importantissimo, il libero arbitrio, la libera volontà, con cui possiamo decidere tutto della nostra vita. Dio è talmente buono che ci lascia liberi persino di decidere di non credere e di offenderlo gravemente.

E però non si può pretendere che il libero arbitrio valga solo per le cose positive e per i nostri desideri, anche quelli più lontani dalla volontà di Dio, ma non valga anche per il male.

Dio ci ha dato il dono del libero arbitrio su tutto quel che la nostra vita incontra e quindi anche il male.

Non si tratterebbe Nostro Signore come un distributore automatico di desideri, se avessimo da Lui solo quel che ci piace?

La libertà, però, è neutra, nel senso che non è automaticamente positiva, ma dipende dall’uso che se ne fa (anche la pistola in sé non è oggetto negativo, lo diventa se si inizia a sparare alle persone). Se si usa male questa libertà, offendendo Dio, diventerà negativa.

«Dio ci ha dato la libertà perché scegliamo senza costrizioni esterne o interne il bene da Lui voluto. Noi però possiamo usare male la libertà scegliendo il male, non volendo il bene e commettendo il peccato col fare ciò che Dio ha proibito, o non facendo quello che ha comandato» (Dragone, commento n. 11).

Per dirla con San Pietro, non si può usare la libertà donataci «come pretesto per fare il male» (1Pt 2, 16).

Si è veramente liberi quando si sceglie Dio, si obbedisce ai Suoi Comandamenti, si abbraccia la Verità.

Questo dono della libertà di scelta dimostra la Bontà infinita di Dio, che avrebbe potuto non darcela e «ridurci allo stato di bruti, che agiscono necessariamente, per istinto, e impedirci di volere e scegliere il male. Ma egli rispetta il dono che ci ha fatto e si limita a proibirci, senza impedircelo, di volere il male morale o peccato» (Dragone, n. 11).

Altrimenti saremmo stati delle marionette, degli automi e Dio non voleva questo per noi, ma voleva il massimo della libertà, come detto, per l’amore infinito che ha per l’umanità.

San Pio X scrive che Dio tollera il male. La tolleranza è la sopportazione di qualcosa, non certo la sua accettazione. In questo caso si può anche dire che Dio lo vuole “indirettamente”.

E comunque lo tollera quando sa che potrà poi nascere un bene da quel male fisico. Nei casi in cui quindi Nostro Signore tollera un male fisico, sapremo che lo fa perché sa che avremo un bene come conseguenza (ad es. una malattia che provoca molta sofferenza unico modo per purificare l’anima di una persona che altrimenti andrà all’Inferno e così invece vedrà il Purgatorio).

Ultima considerazione. Il non poter fare il male è in qualche modo una limitazione della potenza di Dio?

Qualcuno potrebbe pensare che in un certo senso è comunque qualcosa che non ha potere di fare.

Lasciamo la risposta al Casali: «se si riflette a fondo si vede ché la limitazione ci sarebbe invece nel poterlo fare. Infatti il male è il non essere del bene. Se Dio potesse fare il male, avrebbe limitato il suo Essere da questa mancanza di bene, Egli che è l’Essere sussistente. Perciò in Dio è possibile ciò che ha la ragione di essere».

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