A Roma il Cristianesimo primitivo si diffuse solo tra i poveri o anche tra i nobili?

1.E’ una credenza errata quella di credere che nella Roma Antica il Cristianesimo si sia diffuso principalmente tra i poveri e poco o nulla tra i nobili. Anzi è il contrario. Scrive lo storico Jones: “Molto prima che la conversione di Costantino rendesse conveniente per gli ambiziosi il professare la religione dell’imperatore, vi erano senatori e soldati cristiani e persino professori cristiani.” (A.H.M.Jones, Lo sfondo sociale della lotta fra paganesimo e cristianesimo, in Il conflitto fra paganesimo e cristianesimo nel secolo IV, Einaudi, Torino 1968.

2.D’altronde nel Vangelo è evidente come Gesù non abbia mai ristretto la sua predicazione ad una sola classe sociale. Alcuni esempi: Nicodemo (un fariseo), Zaccheo (un pubblicano), il centurione, di cui Gesù loda la fede.

3.Vediamo cosa ci dicono gli Atti: conversione del centurione Cornelio avvenuta intorno al 40 (10,1), battesimo di un ministro di una regina etiope (7,27), conversione di Sergio Paolo, proconsole di Cipro fra il 46 e il 48, che sarebbe poi divenuto secondo la tradizione vescovo di Narbona (13,7-12), predicazione di San Paolo a Tessalonica per la quale è scritto: “alcuni di loro credettero (…) come fece pure una gran moltitudine di Greci timorati di Dio e non poche nobili donne.” (17,4). Nella Lettera ai Filippesi si accenna alla penetrazione del Cristianesimo nel Pretorio (1,13) e nel Palazzo imperiale (4,22).

4.Tacito parla di Pomponia Grecina, moglie di Aulo Plazio, vincitore della Britannia, che fu giudicata nel 57 da un tribunale domestico sotto l’accusa di praticare una religione straniera (rea superstitionis externae). Ci sono buone ragioni per credere che fosse cristiana. Scrive Marta Sordi: “(Nella prima metà del primo secolo) la diffusione del Cristianesimo nella nobiltà senatoria della capitale è un dato certo (…) La notizia tacitiana relativa a Pomponia Grecina rende possibile che già nella prima metà del secolo non mancassero conversioni nell’aristocrazia.” (Cfr.M.Sordi, Il cristianesimo a Roma, Cappelli, Bologna 1965, p.69).

5.All’epoca di Domiziano (dall’81 al 96) risultano cristiani Flavio Clemente e la moglie Domitilla, parenti dell’imperatore (Cfr.U.Benigni, Storia sociale della Chiesa, Vallardi, Milano 1906, vol.I, p.99 e P.Brezzi, Dalle persecuzioni alla pace di Costantino, Studium, Roma 1960, p.142). Secondo Harnack erano i nobili a dare il tono alla vita della comunità romana. (Cfr.Harnack, La missione e la propagazione del cristianesimo nei primi tre secoli).

6.Nel 112-113 abbiamo l’importantissima testimonianza di Plinio il Giovane che, da governatore della Bitinia, scriveva all’imperatore Traiano per chiedergli come dovesse comportarsi nei confronti dei cristiani. Alla fine della lettera afferma che gli è sembrato opportuno chiedere consiglio all’imperatore a causa di un gran numero di accusati, e aggiunge: “Molte persone di ogni età, di ogni condizione sociale, sia maschi che femmine, sono posti in stato di accusa e lo saranno ancora in futuro; e il contagio di questa superstizione si è diffusa non solo nelle città, ma anche per i villaggi e le campagne.”(Epist., X, 96).

7.Per tutto il secondo secolo abbiamo testimonianze dell’appartenenza di membri di famiglie ragguardevoli alla comunità cristiana. Molte iscrizioni dell’Asia ci documentano l’esistenza di cristiani membri della loro curia municipale, che si occupano dell’amministrazione della città.

8.Sappiamo che a Lione nel 177 fu martirizzato un buon gruppo di cristiani (composto di schiavi come Blandina, ma anche di persone benestanti come il notabile gallo-romano Vezio Epagato); l’ira popolare che provocò la persecuzione fu improvvisa, cacciandoli dal foro e dai bagni. (Eusebio, Storia Ecclesistica, V,24). Commenta lo storico Brezzi: “Mi pare facile illazione quella che ritiene che i cristiani di quella città dovevano godere una buona posizione se frequentavano quei posti.”.

9.Da iscrizioni di Ostia risulta che alla fine del secondo secolo erano cristiani i membri della Gens Annaea e che morirono cristiani parecchi Pomponii. Nella cripta (cristiana) di Lucina, sull’Appia, si è ritrovato il sarcofago di Dazia Clementina, moglie di Giulio Basso, uno dei principali funzionari di Antonino e di Marco Aurelio (imperatore dal 161 al 180); qui sono raccolte anche le iscrizioni funebri di Annia Faustina, di Licinia Faustina e di Acilia Vera, i cui nomi e prenomi ci permettono di collegarle alle famiglie più illustri di Roma, anzi alla stessa casa imperiale.

10.Eusebio di Cesarea (265-340) ci dice che al tempo dell’imperatore Commodo (dal 180 al 192) la Chiesa godette pace su tutta la terra e la parola di Dio si diffuse conquistando ogni genere di persone fra cui, a Roma, molti ricchi e molti nobili. Nel 258 l’editto di Valeriano commina pene speciali ai cristiani appartenenti agli ordini senatorio ed equestre. Nel 300, alla vigilia della grande persecuzione di Diocleziano (imperatore dal 284-305), Eusebio dice che i cristiani erano penetrati abbondantemente nell’amministrazione pubblica giungendo ad occupare cariche importanti.

11.Ed ecco perché lo storico Brezzi può dire: “Il gesto di Costantino non sarà che il riconoscimento di una situazione preesistente.”


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