Il compositore di musica

1.Partiamo da un’ovvietà: il suono non si vede, si sente. E’ la sua causa, cioè ciò che lo produce, che si può vedere. Ogni suono, infatti, è prodotto da qualcosa di materiale.

2.Di per sé ogni suono è un rumore. E la musica è un mettere armonia tra suoni che sono singolarmente rumori. Il poeta inglese Andrew Marvell definisce giustamente la musica “mosaico dell’aria“. E Victor Hugo scrive: “La musica è il vapore dell’arte. Sta alla poesia, come il sogno sta al pensiero, come il fluido sta al liquido, come l’oceano delle nuvole sta all’oceano delle onde. E’ l’indefinito nell’infinito.” Dunque, la musica è ascoltare ciò che è nell’aria. E’ il prodotto etereo di ciò che è tangibile.

3.Il compositore di musica lavora su questo, lavora per esprime ciò che è dentro le cose. Ma deve decidere se ciò che è dentro esca esprimendo armonia o caos. Questa scelta è vitale. Se fa uscire l’armonia, allora nelle cose c’è un ordine intrinseco. Altrimenti, un possibile caos, sarebbe solo la resa dinanzi al non-senso. E in tal modo, per riprendere Viktor Hugo, la musica non sarebbe l’indefinito nell’infinito… ma solo l’indefinito nell’indefinito. 


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1 Comment on "Il compositore di musica"

  1. Gentile professor Gnerre,

    mi chiamo Gabriele Petouchoff e seguo con grande interesse i Suoi articoli tramite il bollettino del Cammino. La ringrazio di cuore per il Suo apostolato e per la ricchezza culturale dei Suoi scritti.

    Essendo compositore di professione, ho apprezzato in modo particolare l’articolo recentemente dedicato alla figura del compositore. Mi permetto tuttavia di condividere alcune brevi precisazioni su certi termini tecnici, probabilmente utilizzati in modo non rigoroso a causa di una comprensibile distanza dalla materia.

    In acustica, il suono è definito come la vibrazione regolare di un corpo elastico, caratterizzata da una frequenza precisa (misurata in Hertz). Il rumore, al contrario, presenta vibrazioni irregolari e caotiche. Per questo motivo, la Sua affermazione secondo cui “ogni suono è rumore” risulta tecnicamente inesatta: ad esempio, qualunque oggetto che vibri a 440 Hz, produrrà un suono corrispondente ad un “La 4” nell’accordatura corrente. Lo stesso non si potrebbe dire del rumore di un piatto che, cadendo, si rompe.
    Aggiungo che nemmeno il suono, o un insieme di suoni organizzati, è già di per sé musica! Come affermava il grande direttore d’orchestra Sergiu Celibidache: “Il suono non è musica, ma può diventare musica”. La musica è infatti un movimento della coscienza umana — di chi compone, esegue e ascolta — e nasce dalla capacità di comprendere e “rilegare” le parti di un brano, trascendendo i suoni e il tempo per rivivere un vissuto spirituale che diventa universale quando è comunicabile.
    Da qui deriva, a mio avviso, l’incomunicabilità di molta musica contemporanea, allontanatasi dai sistemi di comunicazione propri dell’uomo. Beethoven, in questo senso, resta più “moderno” di molti moderni. Per un approfondimento segnalo il volume di Andrea Frova, “Armonia celeste e dodecafonia”, BUR.

    Scrivo queste righe con sincera stima, e rimango disponibile per ulteriori conversazioni sul tema.

    La saluto cordialmente,
    Gabriele Petouchoff

    Gent.mo amico, la ringrazio per queste sue competenti precisazioni. Come lei ha capito, non ho una competenza specifica sull’argomento. Ho voluto servirmi di questa immagine (il compositore) per ricondurre anche questa (secondo il metodo del C3S) ad una lode della bellezza della Verità Cattolica. Malgrado le imprecisioni che lei giustamente ha rivelato, spero che l’obiettivo di questo breve scritto possa comunque essere raggiunto per chi lo leggerà.
    La ringrazio anche per l’indicazione bibliografica. Come vede c’è sempre tempo per imparare.
    Le auguro ogni bene in Cristo e nella Sua Santissima Madre, a lei e a tutti i suoi cari.
    CG

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