Il peccato originale non ha generato il lavoro, bensì la fatica, ovvero la durezza del lavoro, e così anche la possibilità che il lavoro, pur necessario, non trovi sempre perfetta corrispondenza nel desiderio dell’uomo. E’ il rischio di trovarsi a fare cose in cui non ci si riconosca, in cui tutto si presenti appesantito e impietosamente gravoso. Eppure, anche nella condizione post-peccatum, c’è la possibilità di scorgere la bellezza della propria fatica. E’ quando la si offre nella convinzione che vada ad inserirsi in un’armonia governata da Dio. Diceva santa Teresina di Lisieux che anche raccattare da terra un misero ago ha un valore infinito se fatto nella grazia di Dio e per suo amore. Ecco: la bellezza della propria fatica è inserirla in questo Significato. Un Significato che tutto ammorbidisce e che arriva a mitigare anche la più spossante stanchezza, perché le offre una sublime “ragione”.
Dall’amarezza, gusterai la dolcezza… dice santa Caterina da Siena parlando della scelta della Verità di Cristo. La dolcezza esiste. E’ in un certo senso a portata di mano. Meglio: a portata di scelta…basta orientarsi verso di essa. La dolcezza è ciò che risolve l’amarezza. E l’amarezza è tutto ciò che si frappone ai nostri più veri desideri. Quando san Tommaso dice che il Paradiso è la massima soddisfazione di ogni umano desiderio, intende appunto i desideri autentici, che sono quelli del Sommo Vero, del Sommo Buono e del Somme Bello.
Ma spesso la vita presenta altre prospettive, presenta la durezza e l’amarezza delle prove e dei dolori. Eppure è proprio in questi momenti che bisogna rinnovare la scelta della dolcezza. Perché questa è a portata di scelta. Bisogna saperla scoprire tra ciò che pur si presenta come tutt’altro che dolce.
Un po’ come sa fare il bravo pasticciere. Questi produce ottimi dolci utilizzando ingredienti i quali non tutti hanno una dolcezza in sé. Certo, lo zucchero è dolce. Il latte è dolce. Ma la farina, l’eventuale cacao, le uova e finanche un po’ di sale che spesso va inserito…questi non sono affatto dolci. Eppure dalla giusta commistione di questi ingredienti vien fuori una dolcezza sublime. Il pasticciere riesce perché ha imparato bene la ricetta. E’ questa che gli indica come da ciò che non è dolce si deve trarre la dolcezza. Ebbene, ciò è una, anzi è l’unica possibilità della vita…ovvero con la “ricetta” di Dio trasformare ogni amarezza in dolcezza.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Be the first to comment on "Il pasticciere"