Come deve essere vissuta la virtù della Speranza dalle anime “principianti”, “proficienti” e “perfette”?

1.Le anime principianti sono quelle anime che sono ancora all’inizio della vita cristiana e che iniziano a purificarsi (via purgativa). Riguardo alla virtù della Speranza, queste devono combattere contro due pericoli: la presunzione e lo scoraggiamento.

  • Per evitare la presunzione, queste anime devono considerare quanto, senza la grazia di Dio, non si possa fare nulla nell’ordine soprannaturale. Esse devono sì tener presente che Dio è infinitamente buono, ma devono anche tener presente che Dio è infinitamente giusto. Dice san Paolo: “Per la grazia di Dio sono quello che sono; e la sua grazia verso di me non è stata vana, anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.” (1 Corinzi 15,10).
  • Per evitare lo scoraggiamento, le anime principianti dovranno ricordare che la misericordia di Dio perdona sempre al peccatore pentito; e che, se vi fossero delle cadute, occorrerà riprendere il cammino con maggiore slancio. San Paolo dice: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Romani 8,28).

2.Le anime proficienti sono quelle anime che capiscono che Cristo deve essere il centro della loro vita (via illuminativa). Esse devono vivere la virtù della Speranza facendo quattro cose.

  • Non preoccuparsi eccessivamente del domani. Convincersi che nulla potrà mancare se si ha fiducia in Dio. Dice Gesù “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena” (Matteo 6,25-34).
  • Semplificare l’orazione. Più che tante parole, la preghiera deve farsi semplice e sempre più fiduciosa.
  • Praticare, più dei principianti, il distacco dai beni terreni. Il padre Lacordaire diceva: “Da quando ho conosciuto Gesù Cristo, nessuna cosa creata mi è parsa sufficientemente bella da doverla guardare con cupidigia“.
  • Avanzare con fiducia verso l’unione con Dio, senza temere nulla. Anzi, convincendosi che saranno proprio le prove a costituire la “grazia” per il raggiungimento della vetta.

3.Le anime perfette sono quelle anime che hanno raggiunto il vertice (via unitiva). In esse la virtù della Speranza, rafforzata dai doni dello Spirito santo, raggiunge la sua massima espressione assumendo tre caratteristiche.

  • Illimitata fiducia in Dio. Queste anime non hanno alcuno scoraggiamento quando sanno di fare cose che servono per la gloria di Dio. Anzi, più ci sono contrarietà e ostacoli, più queste anime confermano fiducia illimitata nel raggiungimento dell’obiettivo.
  • Pace e serenità inalterabili. Nulla può turbare queste anime. Nemmeno le prove più dure, come malattie, calunnie, offese. Padre Antonio Royo Marin, nel suo Teologia della perfezione cristiana, elenca questi episodi: Al Santo Curato d’Ars dettero uno schiaffo, ma egli rispose serenamente: “Ne avrà invidia l’altra guancia“; San Luigi Bertran, pur avendo bevuto inavvertitamente una bevanda avvelenata, rimase comunque tranquillo; San Carlo Borromeo continuò serenamente la recita del Rosario, malgrado un colpo di archibugio gli avesse sfiorato la testa; san Giacinto di Polonia non si difese pur sapendo di essere stato calunniato sperando che fosse Dio a fare luce sul mistero, un caso analogo accadde a san Gerardo Maiella.
  • Desiderare di morire per andare in Paradiso. La natura umana ha un naturale istinto di conservazione, e quindi desiderare la morte per il Paradiso può essere solo un segno di Speranza perfetta. E’ la famosa espressione: “Muoio perché non muoio” pronunciata da santi come sant’Agostino, santa Teresa d’Avila e san Giovanni della Croce.

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