Come san Francesco d’Assisi intendeva davvero la povertà?

1.Per san Francesco la povertà era un mezzo, non un fine. Un mezzo che doveva anche servire per far trionfare la Chiesa, per esempio: nella lotta contro alcune eresie pauperistiche le quali affermavano che solo da loro poteva essere vissuta la povertà evangelica. Infatti, tanto sa Francesco quanto il suo contemporaneo san Domenico pensarono di fondare due ordini mendicanti anche per rispondere al pauuperismo dei Catari. Scrive don Divo Barsotti: “Francesco sentiva che il Cristo poteva trovarlo soltanto nella Chiesa e perciò l’unione al Cristo prima, e l’unione alla Chiesa poi, erano superiori alla povertà” (San Francesco preghiera vivente, Milano 2008, p.298).

2.San Francesco sempre ricordava ai suoi frati che la povertà che loro avevano scelto era una “via” per il Paradiso, non l’unica “via”. Si legge nella Legenda dei tre compagni (§58): “Egli (San Francesco) insisteva affinché i frati non guardassero con disprezzo coloro che vivevano nel lusso e vestivano con esagerata ricchezza; (…) anzi prescriveva di rispettare costoro come fratelli e padroni, (…) perché aiutavano i buoni a fare penitenza e con l’elemosina somministravano ai poveri le cose necessarie“.

3.San Francesco vietò ai frati la proprietà privata, ma non si azzardò a condannarla, Tommaso da Celano riporta una prescrizione all’interno dell’Ordine: “Non è lecito impossessarsi della roba altrui o distribuire ai bisognosi la proprietà degli altri” (Vita seconda del beato Francesco, II, 38).

4.Insomma, san Francesco promosse una povertà non tanto effettiva quanto affettiva. Scrive Guido Vignelli: “Il vero significato della povertà cristiana -e a maggior ragione di quella francescana- sta nel realizzare una vita radicalmente evangelica, sottomessa alla volontà divina e abbandonata alla Provvidenza, nella speranza di ottenere la beatitudine promessa ai poveri (anawìm) elogiati dalla Bibbia, ossia a quei ‘poveri in spirito’ che ‘possiedono come se non possedessero nulla’ (1 Corinti 7,29). Questa povertà non è tanto effettiva quanto affettiva, perché consiste non tanto nel rifiutare le ricchezze quanto nel rinunciare al mondo, ossia ai piaceri, agli onori e ai vantaggi, ai diritti e alle pretese, ad ogni sicurezza e protezione, mettendosi alla dipendenza da tutti e al servizio di tutti. Il francescano non pretende d’imporre la povertà come regola sociale a chi non può o non vuole accettarla, dà l’esempio di un assoluto distacco dalle ricchezze per inspirare in tutti, ricchi e poveri, un soprannaturale disprezzo delle cose terrene e un abbandono alla Divina Provvidenza” (Vera e falsa povertà francescana, in TFP, ottobre 2013).


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2 Comments on "Come san Francesco d’Assisi intendeva davvero la povertà?"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 21 Dicembre 2024 at 8:39 | Rispondi

    Per San Francesco (?) forse, per Gesù Cristo la povertà è un fine o meglio un mezzo indispensabile, che è la stessa cosa. Vedere il racconto del giovane ricco che voleva essere perfetto. Francamente questo post è incomprensibile; come si fa ad affermare cose del genere?

  2. Post bellissimo. Dio non chiede a tutti le stesse cose; a ognuno chiede cose diverse, a tutti chiede il cuore. Nel Vangelo di oggi Gesù loda la vedova che dona tutto ciò che possiede, a Gerico loda Zaccheo che dona la metà dei suoi beni. Entrambi hanno risposto alla loro chiamata, il giovane ricco no.

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