Il commento del Catechismo di San Pio X n.174

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Se il culto delle creature è superstizione, come non è superstizione il culto cattolico degli Angeli e dei Santi?

Risposta: Il culto cattolico degli Angeli e dei Santi non è superstizione perché non è culto divino o di adorazione dovuta a Dio solo: noi non li adoriamo come Dio, ma li veneriamo come amici di Dio e per i doni che hanno da Lui, quindi per onor di Dio stesso che negli Angeli e nei Santi opera meraviglie.


Come visto nel commento al n. 172, a Dio e solo a Lui è dovuto il culto di adorazione, anche detto di latria.

Il Cattolicesimo indica gli angeli e i santi come degni di venerazione o dulia.

La differenza salta subito agli occhi. Venerazione non è adorazione: la prima è un “sentimento di profondo ossequio e di religiosa devozione”(Treccani vocabolario online), di rispetto, di amore, in quanto “amici di Dio” e “per i doni che hanno da Lui”, mentre la seconda è il culto di Dio, quale Signore avente il dominio su tutto.

Questa distinzione è di fondamentale importanza proprio per spiegare perché venerare angeli e santi e ancor di più Maria Ss.ma (iperdulia) non è superstizione, o idolatria, come accusano i protestanti, “pensando che l’onore loro dato fosse uguale a quello che dobbiamo solo a Dio” (Casali). Non è un innalzare le creature al livello di Dio, o, se si preferisce, abbassare Dio al livello delle creature, è un grado inferiore di culto, è un culto “indiretto”. Si intende cioè onorare Dio attraverso loro, si venerano “per onor di Dio stesso che negli Angeli e nei Santi opera meraviglie”, come spiega San Pio X con la solita chiarezza. Non si riconosce insomma ad angeli e santi un supremo dominio su tutto, come lo ha Nostro Signore: in sintesi, quindi, “venerare significa riconoscere e onorare la dignità, la potenza e la superiorità di qualcuno, ma non comporta che gli si riconosca dominio e potestà suprema e assoluta su tutte le creature” (Dragone).

Se ci si passa il termine, loro sono i “mezzi” attraverso cui noi diamo onore a Dio, in maniera indiretta, oltre che nel modo diretto. Onorando un santo, in lui si onora il Signore, quel che Lui ha dato di meraviglioso a quella creatura, non l’uomo in sé.

Troppo spesso, purtroppo, si trovano fedeli che accentrano la loro fede su un santo, dimenticandosi di Dio, facendo così, in questo caso sì, della superstizione (dare poteri soprannaturali a una creatura). La venerazione di un santo è un’ottima cosa, fin quando non distoglie la fede dall’unico e vero Dio. Se inizia a diventare un esclusivizzare un santo quale oggetto della propria attenzione, si passa dal venerarlo all’adorarlo.

L’attenzione che dobbiamo avere è tutta qui: ricordare sempre perché stiamo dando culto di dulia ad angeli e santi e “grazie a Chi” questi sono degni di venerazione.


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