COMMENTO AL CATECHISMO DI S.PIO X nn.176-177

Rubrica a cura di Pierfrancesco Nardini


Numero 176

Domanda: Perché veneriamo anche il corpo dei Santi?

Risposta: Noi veneriamo anche il corpo dei Santi, perché servì loro ad esercitare virtù eroiche, fu certamente tempio dello Spirito Santo, e risorgerà glorioso alla vita eterna

È usanza dei cattolici, da sempre, venerare i Santi, anche tramite le loro reliquie, ossia i loro resti. Sono frequentissime le chiese in cui si trova il corpo di un santo o sue reliquie messi in bella mostra, proprio per attirare l’attenzione dei fedeli e permettere loro di sostare in preghiera.

Come spiegato nel commento precedente, questo non è superstizione o idolatria, e, in particolare, venerarne le reliquie non è feticismo (come alcuni accusano).

Il corpo è un tutt’uno con l’anima. Non sono due elementi separati che vivono e operano in modo autonomo e disconnesso.

San Bernardo di Chiaravalle insegnava che “poiché siamo carnali, Dio fa che il nostro desiderio e il nostro amore comincino dalla carne” (Epistola 11).

Se il corpo non avesse un grande valore nella nostra vita terrena e spirituale, Dio non avrebbe voluto la resurrezione dei corpi alla fine dei tempi.

È per mezzo del corpo che i santi hanno operato sulla terra, hanno vissuto la loro vita nella pienezza di Cristo, nell’esercitare le virtù in maniera eroica. È per mezzo del loro corpo che hanno fatto da esempio per i fedeli.  “I Santi si servirono del corpo come di strumento fedelissimo e instancabile per fare opere di penitenza e di misericordia, per la preghiera esterna e pubblica” (Dragone).

L’utilità e la convenienza di invocare i santi e di venerare i loro corpi e le loro reliquie fu proclamato dal Concilio di Trento, che rese così la questione certa.

Venerare i corpi dei santi sta dunque a significare onorare quello che loro hanno realizzato, l’esempio che ci hanno dato in vita e che ci hanno lasciato dopo essere saliti al Cielo. Questo l’hanno fatto sì sospinti dall’anima in modo eccezionale, rispetto agli uomini, verso Dio, ma anche tramite il proprio corpo, tramite il sudore e la fatica della propria carnalità. La santità si raggiunge, infatti, sia con le preghiere, con la “parte spirituale”, sia con l’azione materiale delle proprie mani, dei propri piedi, del proprio corpo.

Quanto ricordato, insegna tra l’altro ai fedeli che nel Cristianesimo, la corporeità rientra a pieno titolo nella dimensione morale. Corpo e anima non sono separabili: si salvano o si perdono insieme.

Si venera il corpo dei Santi, insomma, in quanto si ha certezza che siano stati tempio dello Spirito Santo, in quanto tali, come già spiegato nel precedente commento, si onora e si glorifica Dio indirettamente tramite loro.


Numero 177

Domanda: Perché veneriamo anche le minime reliquie e le immagini dei Santi?

Domanda: Veneriamo anche le minime reliquie e le immagini dei Santi per la loro memoria e onore, riferendo ad essi tutta la venerazione, affatto diversamente dagl’idolatri, che rendono alle immagini o idoli un culto divino

Così come i corpi dei santi non si venerano in se stessi, rendendo culto divino a loro, ma indiretto a Dio che li ha resi tali, così le loro reliquie e immagini, non sono dunque venerate in quanto tali, ma perché furono dei Santi e li rappresentano. “Tutta la venerazione tributata alla reliquia e all’immagine, va al Santo stesso” (Dragone) e, tramite il Santo, a Dio. Se teniamo la mano ad un nostro caro o baciamo la guancia a nostra moglie, non lo facciamo di certo solo per dare amore alla mano o alla guancia in sé, ma per darlo al nostro caro o a nostra moglie. Così vale per la venerazione delle reliquie e delle immagini dei Santi.

Non devono diventare una collezione di figurine di cui vantarsi o che rimangono solo forma esteriore, così come non deve diventare lucro l’esposizione del corpo dei santi. Deve essere un mezzo per potersi avvicinare a Dio tramite chi prima di noi ha vissuto la fede in modo eroico, per farlo diventare esempio da seguire.


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