Commento al Catechismo di San Pio X (n.239)

a cura di Pierfrancesco Nardini


Domanda: Per qual motivo speriamo da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla?

Risposta: Speriamo da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla, perchè Egli, infinitamente buono e fedele, ce le ha promesse per i meriti di Gesù Cristo; perciò chi diffida o dispera, l’offende sommamente.


Questa definizione di San Pio X mostra subito che la speranza cristiana non nasce dall’uomo, ma da Dio. Non è fiducia nelle proprie capacità, ma nella bontà e nella fedeltà divine alle Sue promesse (1Tim 2, 4; Mt 25, 21 e 23, 34; Gv 14, 14). D’altronde, “se non volesse mantenere le promesse, non sarebbe giusto; se non potesse, non sarebbe onnipotente” (Dragone). Ma lo è.

Molte speranze umane deludono, quante volte ci sarà capitato… Le promesse degli uomini possono cambiare, venir meno o essere tradite. E che delusioni…
La speranza cristiana, invece, si fonda su Dio, che non inganna e non muta. La Lettera agli Ebrei afferma “manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso” (10,23).

Il cristiano spera, dunque, perché Dio ha parlato ha promesso. Perché Gesù ha meritato per noi la vita eterna. La speranza non nasce da un semplice desiderio di felicità, ma dalla certezza che Dio è fedele alle sue promesse.

Uno dei punti centrali della fede cattolica è che la vita eterna ci viene promessa per i meriti di Gesù Cristo. L’uomo, segnato dal peccato, non potrebbe salvarsi da solo. La salvezza è possibile grazie alla Redenzione operata da Cristo con la Sua Passione e Morte. Questo contrasta due errori opposti, e molto diffusi anche oggi.

  • 1) pensare di salvarsi da soli con le proprie forze;
  • 2) credere che le opere non abbiano alcuna importanza.

La fede cattolica insegna invece che la grazia viene da Cristo e che l’uomo deve cooperare liberamente con essa. “La speranza si appoggia principalmente sull’aiuto della grazia divina” (Summa Theologiae, II-II, q. 17, a. 5). La speranza cristiana è quindi umile: riconosce che senza Dio non possiamo salvarci. E l’umiltà è sempre meno presente tra gli uomini quanto è invece dilagante l’orgoglio.

Il Catechismo conclude con parole molto forti: “chi diffida o dispera, L’offende sommamente”. Oggi si parla poco della disperazione come peccato. Eppure la Tradizione cattolica l’ha sempre considerata gravissima, perché nega concretamente la bontà e la misericordia di Dio. Disperare significa pensare che Dio non voglia o non possa perdonare, salvare. Diffidare significa mancanza di speranza, dubitare che il Signore voglia mantenere le Sue promesse. È un’offesa diretta alla Sua misericordia. Ma è anche credere che Lui non possa tutto.

Sant’Agostino affermava che “non c’è peccato che vinca la misericordia di Dio, se l’uomo si pente” (Enarrationes in Psalmos, 102, 5). Non voleva banalizzare il peccato, ma ricordare che la misericordia divina è più grande della miseria umana. L’esempio più chiaro è proprio quel San Pietro, campione della fede e primo Papa, che, pur avendo rinnegato Gesù, “sperò nella Sua misericordia e fu perdonato” (Dragone).

La nostra è un’epoca segnata da inquietudine, paura e sfiducia, nonostante i tanti mezzi a disposizione. Molti uomini hanno perso la speranza perché hanno perso il senso di Dio. Quando l’uomo confida solo nelle strutture umane, nella tecnica o nel benessere materiale, prima o poi sperimenta la fragilità di tutto ciò. Se prima c’era ancora la fede salda in Dio a tenere gli uomini “speranzosi”, oggi questo distacco da Dio appare ancora più evidente in molti gesti e notizie che purtroppo si vengono a conoscere quotidianamente.

Per questo la speranza cristiana diventa ancora più necessaria: non come evasione dalla realtà, ma come fondamento stabile dentro una realtà instabile. La speranza cristiana si fonda sulla bontà di Dio, sulla sua fedeltà e sui meriti di Gesù Cristo. Il cristiano non spera perché si sente forte, ma perché sa che Dio mantiene le sue promesse.

San Pio X ci ricorda così una verità essenziale: diffidare di Dio significa dimenticare chi Egli è. La speranza autentica, invece, nasce dalla fiducia nella misericordia divina e accompagna il cristiano nel cammino verso la vita eterna.


Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

Be the first to comment on "Commento al Catechismo di San Pio X (n.239)"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*