1.La risposta a questa domanda è molto semplice: la nostra contrizione, ovvero il dolore per il peccato commesso. L’attuale misericordismo, che ha ridotto la grande virtù della Misericordia una sorta di burletta, afferma che basterebbe chiedere perdono per ogni peccato commesso e poi tutto si risolverebbe. E’ un falso, perché le cose non stanno in questo modo. Infatti non è possibile ottenere il perdono di Dio se si conserva l’attaccamento al peccato. Tra le condizioni necessarie perché la Confessione sia valida vi sono il dolore dei peccati commessi e il sincero proposito di non peccare più, che, come si afferma nell’Atto di Dolore, implica anche il proposito di fuggire le occasioni prossime di peccato.
2.Da qui si capisce perché il ministro della Confessione, cioè il sacerdote, abbia il dovere morale di constatare se effettivamente da parte del penitente ci sia questo proposito e questa contrizione. A san Pio da Pietrelcina non di rado capitava di non poter assolvere. Egli beneficiava del dono della discrezione dei cuori per cui riusciva a verificare con sicurezza se il penitente fosse sinceramente pentito e addolorato…e quando scopriva che così non era, non poteva in coscienza assolvere.
3.Alcune citazioni per capire meglio:
- San Tommaso d’Aquino: “La liberazione dal peccato non può aver luogo senza il moto del libero arbitrio detestante il peccato” (Summa Theologiae, III, q.86, a.2)
- San Francesco di Sales: “Il pentimento, per essere vero, deve nascere dall’amore di Dio e dal dispiacere di averlo offeso” (Filotea, I, XIX)
- Sant’Alfonso Maria dei Liguori: “Senza il dolore dei peccati non vi è perdono, perché Dio perdona soltanto chi detesta sinceramente le offese fattogli” (Apparecchio alla morte, IX).
- Santo Curato d’Ars: “Il buon Dio perdona soltanto quelli che hanno il cuore contrito ed umiliato“.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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