Il Castello di Sirmione. Ovvero un senso “metafisico” alla delimitazione e alla protezione

Rubrica a cura di Corrado Gnerre


Viaggiando ci si incanta per ciò che incontra il nostro sguardo. Meraviglie succedono a meraviglie. E nella loro diversità, s’incontra l’unità del Bello che dimostra come tutto abbia bisogno di ricondursi all’unica Presenza. Quella stessa che ha fatto sì che esistesse tutto e che vuole che questo tutto possa essere orientato a Lui. Osservando, contemplando, e soprattutto incantandosi dinanzi alla Bellezza della natura o di ciò che l’uomo ha costruito, si capisce quanto sia giusto capirne il significato per poi lodare e ringraziare.


Il Castello di Sirmione – Secolo XIII

Le mura servono per delimitare e per proteggere.

Intenzione ed azione che non si escludono.

Perché delimitare significa definirsi, riconoscersi in uno spazio.

Cosa sarebbe un quadrato se non avesse i lati? Nulla.

Ma le mura servono anche per proteggere.

Si protegge solo ciò che è definito, che è chiaro alla propria coscienza.

Guardando dall’alto il Castello di Sirmione si è portati a pensare a come la delimitazione e la protezione non debbano avere un limite prossimo, ma proseguire anche oltre. Un andare oltre per continuare a delimitare e proteggere.

Le mura, infatti, proseguono nelle acque del lago.


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