(J.R.R.Tolkien, Il Signore degli anelli, Libro I, Capitolo II)
Anche coloro che non avessero letto Il Signore degli Anelli sanno di cosa si tratta: il più grande romanzo del genere fantasy e -possiamo dire- anche uno dei più grandi romanzi del ‘900. Lasciamo perdere -anche perché non ne saremmo capaci- tutte le possibili interpretazioni di questa bellissima storia. Si tratta certamente di un’opera “cattolica” nel senso che, pur non essendo esplicitamente tale, esprime dei valori e una lettura della realtà in cui ogni uomo di buon senso può e deve ritrovarsi. Che poi Tolkien fosse anche convintamente cattolico questo non fa che essere un valore aggiunto per la sua poetica.
Detto questo, soffermiamoci sulle parole di uno dei personaggi più importanti, Gandalf, che ha il compito di ricordare a Frodo ciò che solo questi può fare: distruggere l’anello che avrebbe dato troppo potere all’Oscuro Signore, permettendogli di stravolgere tutto ciò che di bello vi era (la Terra di Mezzo).
Il Tempo svolge un duplice compito relativamente all’uomo. Da una parte limita l’uomo e in un certo qual modo lo asserve. Chi può fermare il Tempo? Nessuno. Dall’altra, però, fa sì che l’uomo possa vincere i suoi limiti, spingendolo a gestire la sua vita, i suoi progetti, le sue azioni.
Ma c’è qualcosa che è ancora di più: il Tempo, con il suo inarrestabile divenire, fa capire all’uomo che c’è l’Eternità. Anzi, offre le occasioni affinché l’uomo, gestendole, possa prepararsi e costruirsi un destino eterno. E’ il Tempo che rende l’uomo artefice del suo futuro: “Tutto ciò che noi possiamo decidere è come disporre il tempo che ci è dato”.
Qui sta il Senso il Tempo. Qui si capisce perché il Tempo è un Dono. E qui si capisce quanto dobbiamo a Colui che ce lo mette a disposizione.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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