Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.
L’ACQUA
…io conterò le mie pecorelle…
(Ezechiele 34)
I SORSI
1.Cari pellegrini, pensiamo ad una mamma di dieci figli. Oggi -ahinoi!- “merce” rara. Una volta, quando i tempi erano più seri, se ne vedevano, eccome…Lasciamo da parte questa immagine che riprenderemo alla fine.
2.Uno dei tanti errori della teologia luterana (e di conseguenza di quella protestante in genere) è quello di esclusivizzare il rapporto individuale con Dio (individualismo religioso). Il singolo fedele -da solo- si dovrebbe rapportare a Dio. Da questa teologia, infatti, viene esclusa la dimensione orizzontale, cioè comunitaria. Questo errore, però, è tale (ed è molto grave) perché esclusivizza il rapporto tra Dio e l’uomo nella dimensione individuale. Esclusivizza, cioè afferma che è solo così e basta. Ma se togliessimo questa pretesa esclusivizzante, non si potrebbe né si dovrebbe negare che il rapporto tra Dio e l’uomo sia anche individuale.
3.L’espressione è senz’altro forzata e quindi, come tutte le espressioni forzate, non dice totalmente il vero, ma si potrebbe affermare che Dio non ama l’umanità. E non c’è da sobbalzare sulla sedia. Con queste parole vogliamo dire che, essendo l’umanità un concetto, Dio non ama di per sé i concetti, bensì ama gli uomini nella loro individuale realtà. E quindi possiamo e dobbiamo dire che Dio ama i singoli uomini: ama l’uomo, non l’umanità.
4.Ed ecco il senso delle parole che fanno da acqua di questa borraccia: …io conterò le mie pecorelle. In questa immagine, in cui Ezechiele prefigura la parabola della pecorella smarrita, il pastore conosce ad una ad una le sue pecore. Ma non solo le conosce, le conta perfino. Cioè continuamente le passa in rassegna, affinché nemmeno una si perda.
5.Qui c’è qualcosa di straordinario. Dio, che è l’infinito, che è l’onnipotente, sta attento affinché nessuno si perda. Affinché anch’io non mi perda. Si tratta di un “tenerci” da parte di Dio che dovrebbe inorgoglire (nel senso buono del termine) ognuno.
6.Solitamente si dice che nessuno debba considerare gli altri come numeri. In realtà è così, ma c’è anche un significato alto di un’espressione di questo tipo. Dio, infatti, ci considera come numeri: ci conta. Ma ci conta nel senso che non vuole che manchi all’appello nessuno: nemmeno io.
7.Da qui l’enorme responsabilità di chi dovesse decidere di mancare all’appello, cioè di cancellare il proprio numero nella “conta” di Dio. Un’enorme responsabilità, perché Dio vuole che ogni numero ci sia, che nel conteggio non ne salti alcuno. Perché Dio ama numero per numero, ama singolarmente. Dio non divide il suo amore, ma ama numero per numero dando tutto se stesso.
8.Torniamo all’immagine da cui siamo partiti. Provate a dire ad una mamma che ha dieci figli e che ne avesse perso uno: ne hai ancora nove… non si consolerebbe mai. Quella mamma se avesse un quantitativo di amore pari a 100, non farebbe 10, 10, 10…bensì farebbe 100, 100, 100…un figlio vale per lei come tutti gli altri messi insieme.
Al Signore Gesù
Signore, se rifletto su quanto io sia importante per Te, mi rattristo ancor di più pensando a quante volte possa essere stato infedele alla tua volontà.
E per questo ti chiedo di aiutarmi.
Fa sì che mai mi allontani da Te.
Che possa sempre essere “contato” da Te ogni qualvolta conti le tue pecorelle.
Che non mi smarrisca.
Alla Regina dello Splendore
Madre, c’è una bella devozione che t’indica come la Divina Pastora.
Tieni stretta la mia mano.
Fa sì che non scappi mai via dal gregge del tuo Divin Figlio.
Rimani accanto a me. Accompagnami nel cammino di questo giorno.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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