1.La proposta cristiana è vincente se si sviluppa in questi passaggi consequenziali: primo, sulla capacità di accogliere; secondo, su quella d’invocare.
2.La capacità di accogliere è tipica del bambino che non avverte come scandalo il riconoscere i propri limiti e quindi la necessità di fondare la propria vita in un sano realismo. Non occorre fatica a far capire ad un bambino che Dio c’è: ogni cosa esiste perché c’è qualcuno che l’ha fatta.
3.Di conseguenza è anche tipica del bambino la capacità d’invocare, che nasce dal bisogno di tenerezza e di protezione. Da qui si capisce perché Gesù dice che chi non diventa come bambini non potrà entrare nel Regno dei Cieli (Matteo 18,1-4).
4.Detto questo, chiediamoci perché questa “dimensione infantile” della fede, pur non perdendosi ma riemergendo di volta in volta, non è più chiaramente espressa dall’annuncio cristiano? Insomma, perché oggi molti non riescono a trovare nella vita ordinaria di fede la possibilità di coltivare il senso dell’accoglienza e dell’invocazione? Qui vengono le dolenti note, perché è chiamata in causa l’attuale pastorale.
5.Il Cristianesimo contemporaneo sembra ridotto ad una delle tante possibili soluzioni per l’al di qua, dimenticando la sua integrale risposta che è invece nell’ordine di una vita che non finisca, che trovi adeguata risposta solo nell’eternità.
6.Vediamo di essere più chiari per capire schematicamente quali sono i motivi la cui dimenticanza ha fatto sì che il Cristianesimo non sia più il criterio di giudizio di tutto, ma un’astratta reminiscenza che ogni tanto ritorna.
La sostituzione del Cristo-persona con un Cristo-idea
7.Si è fatta strada negli ultimi tempi un’intellettualizzazione della fede cristiana in cui la vita cristiana non è vista più come convivenza personale con Cristo, bensì come sporadica adesione al suo messaggio.
8.Ne è scaturita una soggettivizzazione della fede e quindi una manipolazione di Cristo stesso che è diventato una sorta di “Cristo di plastica”, plasmato e plasmabile a proprio uso e consumo.
La dimenticanza della necessità della Vita di Grazia
9.Venendo meno il riferimento a Cristo-persona a favore di un Cristo-idea, è venuta conseguenzialmente meno la Teologia della Grazia, che è lo specifico dell’annuncio cristiano e della sua bellezza. Dio gratuitamente è disposto a donarci la sua stessa vita, a inserirla in noi e a fare della nostra anima il suo universo.
10.Tutta la vita cristiana è nell’immagine evangelica della vite e dei tralci (Giovanni 15,1-9). Gesù non dice: se sarete a fianco a me; bensì: se sarete innestati in me. Se non si è in Grazia, si possono fare anche le cose più grandi di questo mondo, queste non verranno mai per la vita eterna. E invece se si è in Grazia, si possono fare anche le cose più banali di questo mondo, esse serviranno certamente per la vita eterna. Ebbene, questo chi lo dice più?
La fede che non si trasforma in cultura
11.La sostituzione del Cristo-persona con il Cristo-idea ha fatto sì che la fede non si trasformi più in giudizio per tutto il proprio umano, ovvero per la propria vita.
12.Da qui il complesso di inferiorità culturale di tanti cattolici e anche l’uso di non fondare sulla fede il criterio della propria quotidianità.
La dimenticanza della serietà della vita e quindi del timore del giudizio
13.La sostituzione del Cristo-idea con il Cristo-persona ha trasformato l’amore interpersonale con Gesù in un’adesione intellettuale, da qui l’incapacità di capire che il destino di ogni uomo è nella fedeltà o meno all’amore di Dio e che questo amore è l’unica autentica aspirazione, persa la quale…non rimane che la disperazione e la dannazione.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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