Perché bisogna amare i propri nemici?

Per Dio bisogna amare i nemici, non perché nemici, ma in quanto uomini amati da Dio. Dunque, i nemici vanno amati perché Dio li ama.

In che modo bisogna amarli? Bisogna amarli nella dimensione della necessità. Le necessità sono due: spirituali e materiali. Dunque, bisogna pregare per la salvezza dell’anima dei nemici. Dice il santo Curato d’Ars: “Il mezzo per abbattere il demonio quando suscita in noi pensieri di odio contro coloro che ci hanno fatto del male, è di pregare subito per essi. Ecco come si arriva a vincere il male con il bene.” Scrive don Giuseppe Frassinetti: “Che bell’atto di carità è di pregare per ogni bene a chi ci odia e che cerca di farci ogni male.” Ma i nemici vanno aiutati anche materialmente, qualora fossero in difficoltà.

Oltre la dimensione della necessità, non c’è obbligo. Il resto fa parte solo della perfezione della carità. Anche se alcuni atteggiamenti vanno comunque assicurati, per esempio: il saluto cortese. Non bisogna togliere il saluto a nessuno, a meno che un tale saluto potesse causare degli scatti d’ira da parte del nemico. Scrive padre Royo Marin: “Se il nostro nemico ha bisogno del nostro amore particolare, perché è in pericolo spiritualmente o corporalmente, abbiamo l’obbligo di soccorrerlo come se non fosse nostro nemico. Eccettuati questi casi di necessità, non abbiamo l’obbligo di dargli segni speciali di amore. Anche se è necessario non negargli segni generali di affetto che sono dovuti agli uomini; per esempio il saluto cortese, pena il commettere un peccato grave”. (A.Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, n.258).

Tornando alla perfezione della carità, scrive ancora padre Royo Marin:I santi tuttavia amano tanto Dio che prescindono dalla cattiva volontà che scorgono nei loro simili. Si sentono piuttosto attratti da particolare predilezione verso coloro che li perseguitano e li calunniano. Questo eroismo non è obbligatorio per tutti, ma l’anima che vuole santificarsi deve tendervi con tutte le sue forze”. (A.Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, n.258).


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