Perché il peccato originale insegna quanto l’orgoglio sia un costante pericolo nella Storia?

Il motivo per cui Eva preferì seguire ciò che le disse il serpente piuttosto ciò che aveva detto Dio, è che la promessa del serpente era molto più comoda: diventare come Dio! Il serpente, infatti, aveva detto che Dio aveva imposto di non mangiare dei frutti dell’Albero del Bene del Male perché sapeva che qualora l’uomo ne avesse mangiato, sarebbe diventato come Lui…e Dio era geloso della propria divinità.

Dunque, se dietro ogni peccato vi è sempre l’orgoglio, a maggior ragione esso è stato presente nel peccato originale. Diventare come Dio, ovvero negare totalmente l’evidenza della natura che impone il riconoscimento all’uomo dei propri limiti, cioè della propria creaturalità. Dice san Doroteo di Gaza (VI secolo) nei suoi Discorsi spirituali (1,8): “Chi vuole trovare il vero riposo per la sua anima impari l’umiltà! Possa vedere che in essa sta ogni gioia, ogni gloria e ogni riposo, come nella superbia sta tutto il contrario. E infatti come siamo arrivati a tutte le nostre tribolazioni? Perché siamo caduti in tutta questa miseria? Non è forse a causa della nostra superbia? A causa della nostra follia? Non è forse per aver seguito la nostra cattiveria e per esserci attaccati all’amarezza della nostra volontà? Ma perché questo? L’uomo non è forse stato creato nella pienezza del benessere, della gioia, del riposo e della gloria? Non era forse nel paradiso? Gli è stato prescritto: ‘Non fare questo’, ed egli l’ha fatto. Vedete la superbia, l’arroganza, la ribellione? ‘L’uomo è stolto – dice Dio al vedere tale insolenza – non sa essere felice. Se non attraverserà giorni penosi, andrà a perdersi totalmente. Se non imparerà ciò che è l’afflizione, non saprà mai ciò che è il riposo. Allora Dio gli ha dato ciò che meritava, scacciandolo dal paradiso …Tuttavia la bontà di Dio non ha abbandonato la sua creatura, ma si volge ancora verso di lei e la chiama di nuovo: ‘Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò’.”

Si può certamente dire che è proprio da questo triste evento che l’orgoglio diventa il “filo rosso” che percorre la Storia alternativamente al provvidenziale esercizio dell’umiltà. Insomma, la Storia dell’uomo, dal peccato originale, diviene lo scontro tra l’umiltà da una parte e l’orgoglio dall’altra; tra l’uomo che si sottomette a Dio (Civitas Dei) e l’uomo che vuol fare di se stesso il proprio “Dio” (Civita hominis). Scrive sant’Agostino nel De Civitate Dei: “Due amori fecero le due città, e cioè l’amore di sé, portato fino al disprezzo di Dio, generò la città terrena; l’amore a Dio, portato fino al disprezzo di sé, generò la città celeste. Quella pone la sua gloria in sé, questa in Dio; l’una cerca la gloria degli uomini,  l’altra pone la sua gloria in Dio, testimone della sua coscienza; l’una, nell’orgoglio della propria gloria, procede a testa alta; l’altra dice al suo Dio: ‘Tu sei la mia gloria e tu levi il mio capo’. Quella, nei suoi principi, nelle sue vittorie sulle altre nazioni, si lascia comandare dalla passione di dominio; questa ci presenta i suoi cittadini uniti nella carità: servitori gli uni agli altri, governanti che consigliano, sudditi che ubbidiscono”. 


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