Nell’Ecclesiastico, capitolo 24, la Sapienza si definisce in questo modo: Io sono la madre del bell’amore, del timore, della conoscenza e della santa speranza…
Soffermiamoci sulla definizione “bell’amore“. Perché la Sapienza di Dio dà di se stessa questa definizione? La risposta è semplice, perché Dio è Logos, e proprio per questo ciò che crea è segno di Bellezza e di Bene, ovvero di Amore.
Un Dio che non fosse Logos ma volontà capricciosa, genererebbe non ordine ma caos. Nulla sarebbe sicuro. Nulla certo. Eventuali buoni “gesti” di Dio potrebbero essere facilmente seguiti da cattivi “gesti”. Tutto, insomma, sarebbe all’insegna della volubilità e della mutazione. E in questo caos di mutazioni, il cuore dell’uomo non potrebbe quietarsi.
La quiete si sperimenta nella pace e nella sicurezza che c’è un ordine che sovrasta tutto. Quando invece incombe la tempesta e tutto va sotto-sopra per l’impetuosità del vento, non c’è quiete possibile. Aprire le finestre della propria casa quando dovesse esserci fuori un tornado, vorrebbe significare far volare tutte le suppellettili e così trasformare l’ordine domestico in una babilonia, con il rischio che qualcosa possa anche colpire violentemente e ferire.
Il Dio vero non è capriccioso, bensì amore immutabile. E per questo amore immutabile la creazione è contrassegnata dal “bell’amore”.
Giustamente il filosofo britannico Edmunde Burke (1729-1797) dice: Un ordine perfetto è il fondamento di tutte le cose. Un ordine, non un caos. Un amore eterno, non un capriccio.
Dio è Verità, Bontà e bellezza
Il cammino dei Tre Sentieri

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