“La macchina, questo fenomeno moderno, determina nel mondo una riforma dello spirito. Bisogna riflettere sul fatto che, dopo secoli, doveva essere proprio la nostra generazione a vederla per prima. La macchina fa scintillare davanti ai nostri occhi sfere, cilindri di acciaio levigato, tagliato con una precisione…quale la natura non ci ha mai mostrata. La macchina è tutta geometria. La geometria è la nostra grande invenzione e ci entusiasma. L’uomo (quello che crea la macchina) agisce come un dio, ossia nella perfezione.”(Cit.in Hans Sedlmayr, Perdita del centro, Rusconi, Milano, 1974, pp.74-75). In queste parole di Le Courbusier è ravvisabile la mentalità alchemica che è una mentalità tipicamente gnostica. La “macchina” non si presenta come semplice strumento per migliorare la vita, bensì come realtà che possa manipolare la vita, la macchina non per correggere ma per sostituire la vita.
Nella modernità, con la cosiddetta “rivoluzione industriale”, divenne dominante una lettura prevalentemente quantitativa dell’esistente, che determinò un’ingenua fede nel progresso. Questa ingenua fede nel progresso tende dunque a gradatamente sostituirsi alla fede in Dio. Si pertanto, passa da una concezione qualitativa del reale ad una puramente e prevalentemente quantitativa.
Chiediamoci: che riflessi ha tutto questo sulla bellezza? La risposta sta proprio nelle già citate parole di Le Courbusier: “La geometria è la nostra grande invenzione e ci entusiasma”. In questo caso si allude alla geometria non in senso pitagorico, cioè come linguaggio insito nella natura. Una convinzione di questo tipo non solo è vera, ma (anche se ai più questa evidenza sfugge) accresce la dimensione del mistero perché in un certo qual modo attesta che la natura stessa, essendo kosmos e quindi manifestazione dell’ordine, non può che essere il prodotto dell’intelligenza divina. Piuttosto Le Courbusier allude ad un altro tipo di geometria, la geometria come “invenzione dell’uomo” (“La geometria è la nostra grande invenzione e ci entusiasma”), come riconduzione della realtà al pensiero umano. E’ la geometria che serve da supporto all’utopia: rifiutare la realtà così come essa è e avallare la progettazione di un modo totalmente alternativo. Insomma, la dimensione tecnica non come intervento ausiliare (di aiuto) della natura, bensì come intervento sostitutivo della natura.
Dunque, che riflessi ha tutto questo sulla bellezza? Per rispondere bisogna fare riferimento al rapporto tra bellezza e mistero. Può esistere una bellezza allorquando si neghi totalmente la dimensione del mistero? Il mistero richiama il sublime, cioè ciò che è al di là del visibile, che non solo è presente, ma che fonda il visibile. Si può e si deve dire che la bellezza scaturisce dall’individuazione dell’infinito nel finito, ugualmente si può e si deve dire che la bellezza scaturisce dall’individuazione del mistero nello svelato, dell’incomprensibile nel comprensibile. Una doverosa precisazione: quando si parla di incomprensibile non si intende ciò che è irrazionale, bensì ciò che è talmente grande da non poter essere “compreso” (nel senso di “essere incluso”) dall’intelletto umano: insomma, ciò che è oltre la ragione, non ciò che è contro la ragione.
All’inizio del XX secolo l’arte di costruire si sottomise ad una visione materialistica del mondo e si perse il contatto con la proporzione naturale. Tutto fu all’insegna del funzionalismo tayloristico. Come tutto doveva essere in funzione della produzione e questa doveva adeguarsi all’industrialismo, così si doveva trascurare tutto ciò non fosse funzionale al vivere moderno. Nelle catene di montaggio l’uomo diveniva una sorta di insetto e da insetto doveva riposarsi: ecco le case-alveari. La bellezza e il decoro furono sostituiti dalla praticità dei materiali industriali a disposizione dell’edilizia moderna: fu il dominio del cemento armato e dell’acciaio.
Se il mistero non c’è, se lo si elimina totalmente dando spazio all’illusione che tutto è riducibile ad equazione matematica e a dimensione geometrica, che tutto è all’insegna della tecnica pura, allora svanisce la meraviglia. Ci si convince che è tutto “inquadrabile”, comprensibile, schematizzabile. Lo stupore può scaturire solo dalla convinzione che ciò che si osserva è un dono la cui fattura è al di là dell’umanamente concepibile.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Articoli come questo rivelano quanta profondità-insospettata- vi sia nella fede cattolica… Grazie!
Grazie a lei che ci segue con costanza ed attenzione