Perché senza la Temperanza si perde la capacità di leggere intelligentemente la realtà?

E’ famosa una citazione presente ne Il demone meridiano di Paul Bourget (1852-1935). Essa dice così: “E’ necessario vivere come si pensa: diversamente, o presto o tardi, si finirà col pensare come si è vissuto“.

L’antropologia cristiana giustamente rifugge due errori opposti: il corporeismo, ovvero  l’uomo sarebbe solo il suo corpo; ma anche lo spiritualismo, ovvero l’uomo sarebbe solo la sua anima. L’uomo è invece un’unità di corpo e anima. C’è indubbiamente una gerarchia: è l’anima che deve governare il corpo e non il contrario, ma Dio ha voluto l’uomo né solo corpo né solo anima. Tant’é che la perdita del corpo che si avrà con la morte, in quanto conseguenza del peccato originale, sarà poi sanata con la resurrezione dei corpi che avverrà alla fine dei tempi.

Questa unione del corpo con l’anima e dell’anima con il corpo fa sì che tanto l’anima quanto il corpo s’influenzino a vicenda. Ed ecco dunque che è un’illusione credere che la permissione del disordine nella sfera corporale non vada a riflettersi anche sulla sfera spirituale, per esempio su quella intellettiva. E’ facile trovare sedicenti intellettuali che hanno letto anche biblioteche intere, ma che sragionano. Così come ci sono anime semplice, che, per la loro santità, dicono cose intelligenti.

La Chiesa riconosce questo rapporto temperanza-sapienza quando, per esempio, deve conferire il titolo di Dottore della Chiesa. Infatti, si può essere Santi senza essere Dottori della Chiesa, ma non si può essere Dottori della Chiesa se prima non si viene proclamati Santi. Proprio perché…la sapienza è sempre frutto della temperanza.


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