di Pierfrancesco Nardini
“Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: ‘Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?’. E Gesù gli rispose: ‘Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette’ “ (Matteo 20, 21-22)
Nostro Signore è chiarissimo: il perdono deve essere base necessaria, imprescindibile nel cristiano: “settanta volte sette” è espressione che significa “all’infinito”.
Lui lo fa capire anche con la coerenza delle Sue azioni: su tutte “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” (Luca 23, 34).
Abbiamo difficoltà a mettere in atto questo insegnamento.
Il motivo è ovviamente la carne, che ci attira verso il basso degli istinti e tende ad allontanarci dalla purezza delle cose celesti.
Se si subisce un torto da parte di qualcuno, soprattutto se questo qualcuno è per noi importante, veniamo feriti ancor di più, e così è ancora più difficile perdonare.
Rimane quella sensazione di rabbia, delusione o amarezza che continuano a tenere vivo il fuoco sotto la brace, a pungolare continuamente per far tornare a galla particolari, parole, considerazioni. Si continua, insomma, sempre a mettere benzina sul fuoco, ad “autofomentarsi”.
È la natura umana. Se lasciata andar da sola, tende verso il basso, e così farà sempre pensieri e/o azioni non degne del Cielo.
Quello del perdono è un allenamento che l’uomo deve fare, con tenacia, con disprezzo della fatica, con consapevolezza. Soprattutto, per amore di Gesù.
Ci si deve sempre spingere un po’ più in là, si deve sempre sperimentare uno sforzo maggiore.
Soprattutto, però, si deve sapere che senza l’aiuto di Dio, senza la preghiera, non si riesce a farlo bene. Proprio perché la carne ferita dell’umanità spinge verso il senso opposto, dobbiamo affidarci e chiedere continuamente l’aiuto divino per arrivare a perdonare.
Si deve arrivare al perdono, anche perché, oltre a toglierci di dosso occasioni di peccato, ci porta anche un altro vantaggio: dà la pace interiore e, quindi, libera dalle emozioni negative (rabbia, amarezza).
Se, infatti, si arriva a perdonare chi ha fatto qualche torto, immediatamente si disarmano queste due emozioni che per nulla attecchiscono in un’anima pacificata. Con la conseguenza che sarà più facile poi riappacificarsi anche con l’altro.
Abbiamo due modelli eccelsi da seguire: Maria Ss.ma e San Giuseppe, modello di pazienza, come dicono le litanie a lui dedicate.
Stando sempre con Dio, riuscivano di certo non solo ad essere sempre gentili, prudenti e pieni di amore con gli altri, ma anche a perdonare immediatamente ogni cosa a chiunque.
Preghiamo allora sempre Maria Ss.ma e San Giuseppe di riempirci di forza e amore per riuscire a perdonare chi ci ha fatto un torto, ferito o trattato male, per non perdere così la nostra vita dietro a cattivi pensieri, ma indirizzarla verso il Cielo.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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