1.E’ indubbio che ci sono delle più o meno recenti canonizzazioni che possono destare più di una perplessità. Canonizzazioni conferite ad anime le quali, pur avendo con ogni probabilità raggiunto la gloria eterna del Paradiso, diventa però problematico offrirle come modello di perfezione.
2.Ebbene, come si risolve la questione? Non è di verità di fede ritenere che per le canonizzazioni la Chiesa coinvolga la sua infallibilità? Vediamo di risolvere la questione offrendo qualche tesi autorevoli a riguardo. Ne indichiamo tre che cercano di spiegare perché sarebbe legittimo dubitare di alcune canonizzazioni.
- La prima tesi è quella formulata dal compianto monsignor Brunero Gherardini (1925-2017), noto esponente della scuola teologica romana. Questi afferma che la canonizzazione non ha come oggetto una verità di fede o di morale, contenuta nella Rivelazione, bensì solo un fatto indirettamente collegato con il dogma. A questo riguardo va ricordato che né i Codici di Diritto Canonico del 1917 e del 1983, né i Catechismi, antico e nuovo, della Chiesa Cattolica, espongono la dottrina della Chiesa sulle canonizzazioni. Quindi, se è vero che molti teologi affermano che le canonizzazioni siano infallibile, è pur vero che la dottrina della loro infallibilità non è definita dogmaticamente in modo esplicito.
- La seconda tesi è formulata dall’abbé Jean-Michel Gleize della FSSPX. Questi ribadisce il principio che le canonizzazioni sono infallibili, ma non lo sarebbero tutte dopo il Concilio Vaticano II, per questi due motivi:
- Perché la riforma della procedura voluta nel 1983 da Giovanni Paolo II ha fatto sì che l’accertamento della verità divenisse più fragile.
- Perché c’è stato una mutazione del concetto di santità
- La terza tesi è quella del professor Peter Kwasnieski, teologo e scrittore americano. Questi afferma che il dubbio sulla legittimità di alcune canonizzazioni si fonderebbe sul fatto che prima erano necessari due miracoli tanto per la beatificazione quanto per la canonizzazione.
3.In realtà, la tesi di Kwasnieski ci sembra debole, perché oggi, con gli strumenti diagnostici presenti, è molto più facile individuare la differenza tra un semplice prodigio e un vero miracolo, per cui il fatto che basti un solo miracolo non pregiudicherebbe la correttezza dell’indagine.
4.La tesi di monsignor Gherardini è più robusta, perché fa appello ad un dato oggettivo di ordine magisteriale. Verrebbe però da chiedersi come mai finora si è sempre affermato che, a differenza delle beatificazioni, nelle canonizzazioni sarebbe coinvolta l’infallibilità della Chiesa?
5.Quella che invece ci sembra molto più robusta è la tesi dell’abbé Gleize, la quale, pur ribadendo il principio dell’infallibilità delle canonizzazioni, mette in evidenza che tale infallibilità potrebbe venir meno allorquando si accetta (cosa che peraltro è avvenuta) un nuovo concetto di santità che non ha più nulla a che fare con l’insegnamento di sempre della Chiesa. Insomma, mutatis mutandis, per le canonizzazioni avverrebbe la stessa cosa che avviene quando nell’amministrazione dei sacramenti mancasse l’autentica e la corretta intenzione. D’altronde nella riforma delle procedure del 1983 si è passati da un processo molto rigoroso ad uno più “pastorale”, spostando l’accento dalla certezza giuridica alla testimonianza ecclesiale.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Premesso che io sono una devota incondizionatamente ammiratrice della figura e dell’opera di S. Giovanni Paolo II, mi domando come mai Papa Francesco, nella sua Amoris Laetitia, abbia adombrato e in parte annacquato la rigidità dottrinaria del suo predecessore in materia di possibile ammissione dei divorziati, risposatisi, ai Sacramenti. Se non era d’accordo con Giovanni Paolo II, perché lo ha canonizzato? In questo modo non ha provocato confusione e disorientamento nelle anime di tanti cattolici umili e poco acculturati? Forse lui era un estimatore della teoria dell’Abbé Gleize? O forse sono io che non ho ben capito questo problema?
Spero di essere illuminata da chi ne sa più di me. GRAZIE.
Effettivamente mi chiedo, dove sta la Santità evidente di Paolo VI? Un uomo che si è formato alla filosofia erronea del suo amico Jacques Maritain, l’uomo che ha di fatto appoggiato quel Modernismo condannato da fior di Papi, l’uomo che infine piangeva sul latte versato parlando di “fumo di Satana” entrato nella Chiesa? Non è stato forse anche lui ad aprire quelle porte al fumo?
Voglio e spero di essere in errore…