Perché la sofferenza può non essere un “male”?

La sofferenza di per sé attiene al male fisico. Essa si è introdotta nella vita dell’uomo in conseguenza del peccato originale; ma secondo il progetto originario di Dio non avrebbe dovuto esserci.

Eppure, post-peccatum (cioè dopo il peccato originale), la sofferenza può costituire anche una “grazia”, cioè non essere davvero un male. D’altronde Dio ha deciso di salvarci attraverso la sofferenza, per cui questa (la sofferenza) è divenuta “via salvifica” e non ripugna a Dio; come invece ripugna totalmente il male morale.

Leggiamo da La divinizzazione della sofferenza, di padre Adolphe Tanquerey, capitolo 3:

La sofferenza è fondamentalmente la privazione di un bene, reale o immaginario, che noi concepiamo come necessario o almeno utile per la nostra felicità, o l’inflizione positiva di qualche dolore. Ricordiamo innanzitutto che la sofferenza (…) può diventare, se ben tollerata, la fonte o l’occasione di maggiori beni. Fondamentalmente, esiste un solo male, il male morale o il peccato che offende l’infinita Maestà di Dio. E anche quest’ultimo, una volta che nel pentimento lo si è riconosciuto come tale, può diventare occasione di grandi beni. Quando Saulo perseguitava i cristiani e attraverso di essi il loro capo, Cristo Gesù, questo era un peccato; ma quando si convertì sulla strada per Damasco, riconoscendo in tutta umiltà di essere un grande peccatore e riparando nobilmente la sua colpa accettando con gioia, eroicamente, ogni tipo di persecuzione, umiliazione e tortura per amore di Gesù e per la Sua Chiesa, questa colpa divenne chiaramente l’occasione per atti di virtù di grande perfezione. Sicuramente sono molte le sofferenze che sperimentiamo nel corso della nostra vita: non sono uguali per tutti, e talvolta sembra persino che i giusti ne ricevano una parte più abbondante degli altri, forse perché Dio vuole associarli più strettamente alla passione di Suo Figlio per consentire loro di compiere maggior bene sulla terra e di avere una ricompensa più grande in Cielo.


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