Perché per Aristotele il primo problema è quello della conoscenza della Verità?

1.Per Aristotele il primo problema è quello della conoscenza della Verità, perché egli era critico di ciò che avevano affermato i Sofisti. Infatti, i due tratti essenziali della Sofistica sono la soggettivizzazione della conoscenza e la relativizzazione, con il conseguente dissolvimento della Verità. Il sofista Protagora afferma che l’uomo sarebbe la misura di tutte le cose “…di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”. Il sofista Gorgia giunge addirittura ad una conclusione nichilistica.

2.Ecco dunque che Aristotele avverte la necessità di porre il problema della conoscenza della Verità come primo problema filosofico (lo chiama filosofia prima). Filosofia prima che verrà, dopo Andronico di Rodi, chiamata metafisica. Aristotele vuol dirci che prima di tutto bisogna accertarsi che la Verità sia conoscibile, perché se questa non fosse conoscibile, a nulla varrebbe interessarsi di altri problemi. A che pro parlare dell’uomo, di Dio, della natura, dell’arte, della politica, ecc…se la Verità non si può conoscere? Sarebbe un parlare inutile.

3.Ed è proprio per questo che Aristotele, intelligentemente, dice che lo scettico che volesse davvero essere coerente, dovrebbe far silenzio. Infatti, nel momento in cui lo scettico affermasse pubblicamente che la verità non è conoscibile, entrerebbe in evidente contraddizione con se stesso. Infatti, se io dico che la verità non è conoscibile, sto comunque affermando che si può conoscere una verità, cioè la verità che non è conoscibile la verità.


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