SOSTA: Perché può succedere che quando si fa per Dio qualche bene, il Signore lo compensi con qualche pena?

Scrive sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel suo Pratica di amar Gesù Cristo, al Paragrafo 6 del Quinto Capitolo:

Apparve un giorno Gesù Cristo alla Beata Battista Camilla da Varano, e le disse che tre sono i maggiori benefici che Egli fa alle anime sue dilette: il primo, di non peccare; il secondo, che è maggiore, di fare opere buone; il terzo, che è il massimo, di patire per suo amore. Perciò diceva Santa Teresa che quando uno fa per Dio qualche bene, il Signore glielo rende con qualche pena. E perciò i santi nel ricevere le pene ne rendevano grazie a Dio. San Luigi re di Francia, parlando della schiavitù da lui sofferta in Turchia, disse:  ‘Io godo, e ringrazio Dio più della pazienza che mi concesse nel tempo della mia prigionia, che se avessi acquistata tutta la terra’. E Santa Elisabetta principessa di Turingia, quando, morto il marito, fu scacciata dallo Stato insieme con il figlio, e si vide raminga e abbandonata da tutti, andò in un convento di Francescani e vi fece cantare il Te Deum in ringraziamento a Dio, perché così la favoriva facendola patire per suo amore.

D’altronde il Signore vuole il meglio per noi e, per noi, questo meglio non può che essere l’eternità con Lui con quel lumen gloriae che dall’eternità stessa il Suo Sommo Amore ci ha preparato. Quale merito maggiore che condividere con Lui il Calvario? Ce ne possono essere di altri? No. Pensarlo, sarebbe stravolgere Cristo e la sua Verità.


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