Perché quello di Caino fu un peccato “magico”?

1.La Bibbia racconta che Caino offriva al Signore i frutti della terra, ma non i migliori; Abele, invece, offriva a Dio gli agnelli migliori. Ecco dunque che, dopo il rifiuto di Dio (peccato originale), segue un secondo peccato: riconoscere Dio, ma non dargli il primo posto. E’ questo una sorta di “peccato magico”: riconoscere Dio, ma non come Signore della propria vita. D’altronde la differenza tra religione e magia sta nel come rapportarsi nei confronti del sacro. Mentre nella religione l’uomo si mette a servizio del sacro e si lascia giudicare da esso; nella magia avviene il contrario: è il sacro che diventa funzionale all’uomo.

2.Da ciò conseguì che Abele era ben voluto da Dio, mentre Caino no. E di questo Caino era triste. Infatti, il peccato “magico” di non considerare Dio come Signore, conduce ad una solitudine esistenziale, che a sua volta conduce alla tristezza e alla disperazione. Solitudine esistenziale perché quando l’uomo si mette al di sopra del sacro si fa egli stesso Dio, ma l’uomo non può trovare in se stesso la soluzione del vivere.

3.Caino nutrì invidia nei confronti del fratello. L’invidia si trasformò in ira e Caino arrivò ad uccidere il fratello. Per punizione Caino fu costretto a vivere nella terra di Nod, che significa “Paese di quelli che sono senza patria”. A testimonianza del fatto che l’uomo trova anche nella patria la ragione della sua giusta condotta.


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