1.Leggendo la parabola del Povero Lazzaro e del ricco epulone (Luca 16), verrebbe da chiedere: ma come è possibile che Epulone, nell’inferno, si sia preoccupato dei suoi familiari affinché anche loro non avessero la sua stessa sorte, se nell’inferno non si possono commettere atti di carità?
2.Ebbene, leggiamo cosa dice il Servo di Dio don Dolindo Ruotolo (1882-1970) commentando questa parabola: “…(il ricco epulone) non fece un atto di virtù soprannaturale, del quale era incapace, ma un atto di compassione naturale verso i suoi fratelli; anche i dannati possono avere simili sentimenti, perché i vincoli naturali perdurano nell’eternità”.
3.Dunque, non vanno confusi gli atti di carità, in cui si antepone sempre Dio e la sua volontà al resto, con preoccupazioni dettate, invece, da un amore egoistico.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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