SOSTA: Secondo la Verità Cattolica come giudicare il pensiero di Schelling?

1.Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling è stato uno dei più grandi rapppresentanti dell’Idealismo tedesco, insieme a Fichte e ad Hegel. Schelling nacque nel 1775 a Leonberg  e morì a Bad Ragaz nel 1854.

2.Schelling scrisse tante opere, ma quelle più importanti sono:

  • Idee per una filosofia della natura (1797) → filosofia della natura
  • Sistema dell’idealismo trascendentale (1800) → idealismo e filosofia dell’arte
  • Ricerche sull’essenza della libertà umana (1809) → libertà e problema del male
  • Filosofia della rivelazione → ultimo Schelling e filosofia positiva

3.Il suo pensiero cambiò nel tempo anche se conservò come costante interesse quello di sottolineare l’unità fra natura e spirito, ovvero tra ciò è materiale e ciò che è spirituale.

4.L’inizio del pensiero di Schellig riguarda il superamento di Fichte. Questi (Fichte) aveva affermato la centralità dell’io (spirito) sul non-io (natura), quest’ultimo era inteso in funzione dell’Io. Schelling, invece, ritiene che la natura (non-io) non possa essere qualcosa che esista solo in funzione del spirito. 

4.E allora cosa affermò? Schelling sostenne che bisognasse spiegare due dinamiche entrambe vere: dalla natura allo spirito e dallo spirito alla natura. La filosofia della natura studia la prima dinamica, l’idealismo trascendentale studia la seconda dinamica.

5.Nella filosofia della natura, Schelling afferma che la natura non è una macchina, bensì un qualcosa di vivente. Natura e spirito non sono due realtà saperate, ma due manifestazioni della stessa realtà assoluta. La natura, inoltre, tenderebbe progressivamente verso forme sempre più elevate. E’ nell’uomo che la natura arriva alla coscienza di sé.

6.Nella idealismo trascendentale, Schelling percorre la strada inversa. Se la filosofia della natura parte dalla natura per arrivare allo spirito, nell’idealismo trascendentale si deve partire dall’io cosciente (spirito) per arrivare alla natura.

7.Dunque, lo scopo di Schelling è quello di superare l’opposizione tra natura e spirito; essi sono uniti e la loro unità è l’Assoluto. Per Schelling, la disciplina che meglio esprimerebbe questa unità è l’arte. Infatti, nell’attività ordinaria l’uomo sperimenta continuamente la contrapposizione tra ciò che vuole liberamente e ciò che avviene necessariamente. Nell’opera d’arte, invece, libertà e necessità, conscio ed inconscio, soggetto ed oggetto, si uniscono. Per Schelling, l’arte è una sorta di strumento privilegiato della filosofia: l’artista realizza concretamente quell’unità dell’Assoluto che il filosofo cerca invece nei concetti. Questa è di fatto la concezione romantica dell’arte.

8.Dunque, la filosofia di Schelling si può definire come “filosofia dell’identità”. Nell’Assoluto vi è l’unione di natura e spirito. Le differenze pertanto sarebbero solo apparenti. Riguardo questo punto vi fu la famosa critica di Hegel che disse che il pensiero di Schelling è come…una notte buia in cui tutte le vacchie sono nere. 

9.Rivedendo però il suo pensiero, Schelling si pose una questione riguardante il male. Se l’Assoluto è l’unione di spirito e natura, e quindi è tutto, allora anche il male è positivo, perché nella realtà vi è anche il male. Nel 1809 Schelling pubblica Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana nell’uomo. In esso cerca di spiegare come il male possa essere reale senza attribuirlo direttamente a Dio, cioè all’Assoluto. Nell’uomo le forze che dovrebbero rimanere ordinate al giusto fine possono disordinarsi: l’egoismo può porre se stesso al centro. Il male non è quindi una semplice mancanza passiva: possiede una positività dinamica, perché deriva da una libertà che altera l’ordine dell’essere. Insomma, per Schelling se il male fosse soltanto assenza o privazione del bene, come nella tradizione agostiniano-tomista, sarebbe difficile — secondo lui — spiegare la sua forza reale e soprattutto la possibilità di una libertà autentica. Se l’uomo è veramente libero, deve essere realmente possibile scegliere sia il bene sia il male. Per spiegare questa possibilità, Schelling introduce una famosa distinzione all’interno di Dio tra: 

  • Il “fondamento” (Grund) dell’esistenza di Dio: una sorta di principio oscuro, originario, una volontà ancora non ordinata dalla luce dell’intelletto. Schelling parla anche metaforicamente di un’oscurità in Dio.
  • Dio in quanto esistente: cioè Dio che è luce, intelligenza, amore, ordine. Il principio oscuro viene subordinato e armonizzato nella vita divina. Il punto decisivo è questo: il fondamento oscuro non è ancora il male; è piuttosto ciò che rende possibile la distinzione e quindi, nelle creature, anche la possibilità del male.

10.Dunque, in parte, Schelling rivede le sue posizioni. Potremmo dire in questo modo: egli parte dall’idealismo cercando l’unità assoluta di natura e spirito, ma poi progressivamente scopre che la realtà, la libertà, il male e la Rivelazione non possono essere completamente dedotte dalla ragione.

12.Ci sono diversi errori nel pensiero di Schelling:

  • Primo: Per san Tommaso vi è una distinzione fondamentale tra essere increato ed essere creato. Dio è Ipsum Esse subsistens (l’Essere stesso sussistente). Le creature hanno l’essere per partecipazione, ma non sono l’Essere nella pienezza. In Schelling vi è invece una prospettiva monista e panenteista. 
  • Secondo: Se è vero che bisogna rifiutare una concezione meccanicistica della natura, è pur vero che natura e spirito sono realtà ontologicamente differenti. La natura non è uno “spirito inconscio” o “spirito pietrificato” come diceva Schelling.
  • Terzo: Schelling, specialmente nella fase della filosofia dell‘identità, afferma che l’Assoluto deve essere colto superando l’opposizione soggetto-oggetto. La filosofia naturale e cristiana afferma invece che la verità si raggiunga partendo dalle cose sensibili per risalire alla loro causa.
  • Quarto: Schelling imposta la questione del male introducendo una sorta di fondamento oscuro in Dio (Grund) dal quale sarebbe possibile comprendere l’emergere della differenziazione del male. Qui siamo molto lontani da ciò che afferma la filosofia naturale e cristiana, e invece -ahinoi!- molto vicini a certe tematiche gnostiche.

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2 Comments on "SOSTA: Secondo la Verità Cattolica come giudicare il pensiero di Schelling?"

  1. Giovanni Di Guglielmo | 14 Agosto 2026 at 15:21 | Rispondi

    Professore, anche qui mi permetto di non essere d’accordo. Dire
    Dio ≠ creatura non comporta necessariamente che debba esserci tra Dio e creatura una alterità ontologica assoluta.
    Il panenteista può dire: la creatura non è Dio simpliciter, ma nemmeno esiste «fuori» dall’Essere divino come se Dio e mondo fossero due realtà collocate una accanto all’altra. È esattamente qui che l’articolo presuppone la metafisica tomistica invece di dimostrare che essa sia necessariamente vera. Dire che Natura e spirito sono realtà ontologicamente differenti
    la fa infatti apparire ancora più evidente. L’articolo afferma ciò che dovrebbe dimostrare.
    Perché dovrebbero essere ontologicamente separate?
    Schelling potrebbe rispondere: proprio il fatto che dalla natura emerga una realtà capace di autocoscienza rende filosoficamente interessante chiedersi se natura e spirito non siano due modalità o due gradi di manifestazione di un’unica realtà fondamentale.
    Non significa che «una pietra pensa». Significa qualcosa di molto più sottile: ciò che appare come natura nell’esteriorità e ciò che appare come spirito nell’interiorità potrebbero avere una radice ontologica comune. Schelling rimane interessante oggi anche per questo suo tentativo di pensare la natura come produttività e non semplicemente come una macchina composta da oggetti passivi. Perciò la risposta «ma natura e spirito sono ontologicamente differenti» è tomisticamente ortodossa, ma filosoficamente non chiude la discussione. Anche io sono, nella mia umiltà un tomista, ma pur essendo tutti debitori a Tommaso dobbiamo chiederci: Dio lo collochiamo in un museo o in un giardino? Cioè ciò che si può dire di Lui lo abbiamo già detto o invece c’è ancora molto che non sappiamo ancora?

  2. Giovanni Di Guglielmo | 14 Agosto 2026 at 15:24 | Rispondi

    Mi correggo: o invece c’è molto che non abbiamo ancora compreso bene? E dico questo perché come sappiamo la Rivelazione si è conclusa…

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