1.Ogni anima può privilegiare un modo di preghiera rispetto ad un altro. Questo è certamente possibile.
2.Ciò che però non è possibile è fare a meno dell’intimità con Dio. Questa intimità deve esserci. Se non c’è questa, non c’è nulla. Può ovviamente capitare che nella preghiera si vivano stati di profonda aridità, ma ciò che conta è la volontà. Non è necessario sentire Dio vicino, ma volere Dio vicino.
3.A conferma di ciò riportiamo delle utili parole di padre Gabriele di Santa Maria Maddalena (1893-1953) che così scrive nel suo Intimità Divina (Vicenza 1964): Poco importa arrivare all’intimità divina attraverso la meditazione o la lettura, oppure anche mediante la recita lenta e devota di una preghiera vocale: tutte le vie sono buone e la migliore per ognuno sarà quella che lo condurrà più rapidamente allo scopo; cioè al tratto intimo con Dio. (…). Il modo varierà secondo l’attrattiva e le disposizioni personali, che spesso possono mutare secondo i giorni e le circostanze. (…) Talvolta, appena l’anima si è sufficientemente addentrata a considerare l’amore di Dio per lei, si sente portata ad esprimergli la sua gratitudine (..) e spontaneamente inizia una conversione intima col Signore. (…) Naturalmente, si tratta di un colloquio intimo, tutto personale e spontaneo, senza alcuna preoccupazione di forma e di ordine, che proviene unicamente della sovrabbondanza del cuore. (…) E’ bene che l’anima non abbondi di parole nel suo colloquio, ma che spesso le sospenda e si metta in ascolto interiore per percepire i movimenti della grazia, che sono la risposta di Dio.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

Che, bello, molto vero!