1.La pianista russa Marija Veniaminovna Judina (1899-1970) un giorno suonò musiche di Mozart dinanzi a Stalin e questi ne rimase molto ammirato, tanto che decise di donarle ben ventimila rubli. La pianista accettò il regalo ma gli disse: “La ringrazio per il Suo aiuto, Josif Vissarionovič. Pregherò giorno e notte per Lei e chiederò al Signore che perdoni i Suoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, La perdonerà. I soldi li devolverò per i restauri della chiesa in cui vado.“ Parole chiare: restaurare la chiesa perché si ottenesse un ben più importante restauro, la grazia della conversione di un’anima. D’altronde è così: restaurare una bellezza, che il tempo, l’uso o quant’altro hanno sbiadito, è immagine del restauro di un’altra bellezza ancora più importante, quella dell’anima.
2.Il restauratore interviene con delicatezza, per recuperare e non per perdere. Interviene con delicatezza perché ciò che rimane possa ancora tornare a vivificare. Interviene con attenzione nei punti giusti e non può permettersi la benché minima distrazione per non far andare perduto ciò che sta recuperando. Il restauratore lavora perché possa risplendere il Bello…così come un Bello -infinitamente più Bello- attende di risplendere in un’anima rovinata dal peccato.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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