EDITORIALE: Fino a che punto il Papa è infallibile?

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4 Comments on "EDITORIALE: Fino a che punto il Papa è infallibile?"

  1. La Chiesa l’ha fondata Gesù, quindi Lui stesso ne è il padrone. Egli ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno, non ha garantito che sia incorruttibile in quanto è gestita da uomini. Quindi potranno cambiarne i connotati in mille modi possibili, ma essa resterà in piedi, papa veri, papi finti, papi santi e papi fedifraghi, a noi deve importare si, ma dentro ad essa dobbiamo rimanere perché la promessa di Gesù è una certezza assoluta per poterci salvare e ci salveremo attraverso i sacramenti, le sofferenze, le preghiere e le torture moderniste, così come tanti altri cristiani prima di noi hanno fatto attraverso i supplizi dei loro tempi. Cinque anni fa ci hanno chiuso le chiese e negato i sacramenti, eppure la Chiesa non è crollata, è rimasta viva nei nostri cuori e proprio grazie a questo flagello che Dio ha permesso, molte persone hanno riscoperto la vera parte di Chiesa e una fede più sincera e viva. Papa Leone ha esordito nel suo inizio di pontificato con la frase : “grazie a papa Francesco”, a distanza di tempo sono pronta a ringraziarlo anch’io, a volte si trovano più benefici spirituali grazie ad un flagello che a mille preghiere. Ora conosco chi è la mia vera Madre, un giorno potrò riabbracciarla. Gesù me lo ha promesso.

  2. Con tutto il rispetto, quella di Pietro che tradì Nostro Signore sicché un papa deviante dalla fede non farebbe problema, è un argomento ricorrente ma sbagliato. Quando ciò accadde, Simone non era stato raggiunto dall’effusione dello Spirito Santo che sarebbe avvenuta cinquanta giorni dopo la Pasqua, né era stato investito del “munus” di guidare la Chiesa (il triplice “pasci le mie pecore”: Gv 21, 15-17) per cui si sarebbe rattristato sulla riva del lago di Tiberiade. Non era dunque papa né era assistito dalla grazia di stato di cui parlano la Lunmen Gentium (§ 25) e il Catechismo che la riprende (n. 892). Ogni inferenza che si tragga in proposito dal Simone di prima della Pentecoste (quando c’era solo la promessa di Nostro Signore: “sopra questa pietra edificherò – oikodomêsô – la mia chiesa”) al Kefa di dopo appare priva di fondamento storico e teologico.

    • Gentile amico, è ovvio che la pienezza del pontificato Pietro l’abbia assunta con la Pentecoste. Il mio riferimento era relativo al fatto che una lunga tradizione vede nel rinnegamento di Pietro l’attestazione della sua fragilità che sarebbe rimasta anche successivamente. Tant’è che un Papa, come dottore privato, può affermare degli errori o avedere dei cedimenti, vedi il caso di papa Liberio con il semiarianesimo…ma ci sarebbero altri casi. Inoltre consideri che ben prima della Pentecoste, Simon Pietro è ritenuto il capo degli Apostoli. C’è già un suo primato. Il rinnegamento di Pietro avviene quando egli è già il capo del collegio apostolico. Non è un semplice apostolo qualsiasi che cade: è colui al quale Cristo ha già detto: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). In Gv 20,3-8 Giovanni arriva per primo al sepolcro perché è più giovane, ma non entra. Attende Pietro, che entra per primo. Solo dopo entra anche Giovanni. I Padri della Chiesa e molti esegeti hanno visto in questo episodio un riconoscimento del primato di Pietro. Giovanni, il discepolo prediletto, pur essendo arrivato prima e avendo forse una fede più pronta (il testo dirà poi: “vide e credette”), rispetta il ruolo di Pietro. Anche altri episodi mostrano che Pietro esercita già una posizione di preminenza prima della Pentecoste: è sempre nominato per primo negli elenchi degli Apostoli; parla a nome dei Dodici (Mt 16,16; Gv 6,68); riceve da solo la promessa delle chiavi (Mt 16,19); Gesù prega specificamente per lui: “Io ho pregato per te” (Lc 22,32);
      dopo la risurrezione l’angelo dice: “Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro” (Mc 16,7). Questo porta a una conclusione importante: il primato non dipende dall’impeccabilità personale del suo titolare. Cristo non revoca immediatamente il mandato a Pietro; al contrario, dopo la risurrezione lo conferma con il triplice: “Pasci i miei agnelli… pasci le mie pecore” (Gv 21,15-17). Cordialmente.

  3. Oggi gli uomini di Chiesa insegnano storture rispetto agli insegnamenti del Signore. Poche persone sono state adeguatamente formate dai catechismi e catechisti, io sono tra queste: la forte spinta interiore verso la fede autentica, verso la Verità che dovrebbe essere trasmessa dalla Dottrina, si scontra con questa situazione di “informazioni” erronee che arrivano da coloro che dovrebbero condurre a questo. Si tenta di supplire con una formazione autonoma, incappando in strade a volte non corrette. So che il Signore non ha “perso il controllo “ della SUA Chiesa, e quindi della salvezza della mia anima che cerca e mendica ( la salvezza della mia anima e di tutte le anime è la prima cosa cui tenere; so che questo periodo di prova è permesso da Dio e forse necessario: ma con pastori che hanno perso la strada, nella maggior parte dei casi, sembra quasi impossibile. Sembra: come ho scritto, , sono certa che il Buon Dio non permette in alcun modo che si perdano coloro che Lo cercano con cuore sincero. …Forse tutti dovremmo veramente avere a cuore la nostra ed altrui salvezza e dedicarci anima e corpo a questo, prima ancora che a capire o a cercare di risolvere questo momento storico così complesso per la Chiesa… Il Signore comunque scruta i nostri cuori, dobbiamo farci trovare pronti al momento in cui ci chiamerà. Forse il Signore ha bisogno di coloro che vogliono farsi Santi costi quel che costi, ha bisogno degli umili e dei piccoli. Preghiamo per diventare così.

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