Scrive padre P.Philipon (1900-1979) ne La dottrina spirituale di suor Elisabetta della Trinità (Capitolo 8, numero 6):
Sotto il suo impulso (si riferisce al Dono della Scienza), un duplice movimento si determina nell’anima: da una parte l’esperienza del vuoto delle creature e del suo nulla; dall’altra la rivelazione nel creato dell’orma di Dio. Questo medesimo dono della scienza strappava le lacrime a san Domenico quando considerava la sorte dei poveri peccatori, mentre ispirava a san Francesco d’Assisi il suo magnifico Cantico di Frate Sole dinanzi allo spettacolo della natura. Entrambi questi sentimenti si trovano espressi in quel noto passo del Cantico Spirituale di san Giovanni della Croce, in cui descrive il conforto e insieme il tormento dell’anima mistica dinanzi al creato, perché le cose dell’universo rivelano il passaggio del Diletto (…).
Sant’Ignazio di Loyola quando contemplava la notte stellata affermava:
Quanto mi sembra vile la terra, qaundo contemplo il cielo
San Giovanni della Croce si estasiava dinanzi ad una piccola sorgente di montagna.
Era per il Dono della Scienza che san Paolo definiva come “spazzatura” ciò che si opponeva al suo “guadagnare in Cristo” (Filippesi 3,8).
San Paolo della Croce ordinava ai fiori dei campi di “tacere” perché la loro bellezza lo obbliga ad una ossessiva lode al Signore.
Il Dono della Scienza dava a santa Teresa d’Avila quella straordinaria facilità a spiegare le cose di Dio, valendosi di paragoni e di similitudini prese dalle cose create.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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