La via cristiana è tutt’altro che una via comoda. E’ una via bella, anzi: bellissima…ma per nulla comoda. Il motivo è presto detto: perché la via cristiana è via di imitazione del Cristo. La santificazione è un processo di cristificazione, cioè di conformazione quanto più possibile a Cristo e alla sua volontà. Ebbene, cosa ha fatto Cristo? Perché il Verbo si è incarnato? Per salvarci. E come ci ha salvato? Soffrendo e donando la sua vita per noi. Il compimento della redenzione è il Calvario, è la Via della Croce. Dunque, chi oserebbe dire che tale via sia stata per Gesù una via comoda? Ecco che chi volesse presentare la via cristiana come una via larga e comoda, blufferebbe. E anche se costui compisse “miracoli”, non gli si dovrebbe mai dare credito.
Leggiamo cosa scrive padre Antonio Royo Marin nel suo Teologia della perfezione cristiana, al numero 176:
L’orrore della sofferenza rappresenta il maggior ostacolo per la nostra santificazione. La maggior parte delle anime si arresta nel cammino della perfezione perché non riesce a dominare l’orrore della sofferenza. Solamente colui che, al dire di Santa Teresa, sa prendere la “risoluzione ferma e decisa” di affrontare la sofferenza e, se è necessario, la morte, riuscirà a raggiungere le supreme altezze della santità. Colui che manca di questo coraggio, può rinunciare in partenza alla santità: non vi giungerà mai. (…). La sofferenza ha un valore non comune sia per riparare il peccato che per conseguire la santità. Il peccato è sempre la conseguenza di una smodata ricerca del piacere. E’ quasi naturale, quindi, che debba venir riparato mediante l’accettazione di una sofferenza. (…). La santificazione (…) consiste in un processo ogni volta più intenso di incorporazione a Cristo. Si tratta di una vera cristificazione (…). Il santo, in ultima analisi, non è che una fedele riproduzione di Cristo, un altro Cristo. Ora il cammino che ci unisce e ci trasforma in lui, ci è stato indicato da Cristo stesso in una forma che non ammette equivoci: “Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Matteo 16,24). Non ci sono alternative: dobbiamo andare incontro al dolore caricandoci sulle spalle la croce e seguire Cristo fino alla sommità del Calvario; non per contemplare come lo crocifiggono, ma per lasciarci crocifiggere con Lui. Un santo ingegnoso ha potuto stabilire la seguente eguaglianza: santificazione, uguale a cristificazione; cristificazione, uguale a crocifissione. (…). San Giovanni della Croce ne era tanto convinto che giunse a scrivere: “Se le accadesse, fratello mio, di sentirsi indotto da qualcuno, sia o non sia prelato, a dottrina di larghezza e di maggiore comodità, non la credi e non l’abbracci, anche se confermasse le sue parole con i miracoli. Al contrario penitenza, maggior penitenza e distacco da tutte le cose! Giammai, se vuole arrivare a possedere Cristo, lo cerchi senza la Croce”.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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