In che modo si può capire l’assurdità filosofica dell’eugenetica?

1.Georges Bernanos (1888-1948), uno dei più grandi scrittori francesi del XX secolo, nel suo romanzo più importante, Diario di un curato di campagna, così fa dire al curato di Torcy: “(…) a che vi servirebbe fabbricare la vita stessa se avete perduto il senso della vita“.

2.Si tratta di parole che dicono una verità incontestabile. C’è infatti un significativo paradosso: l’eugenetica e qualsiasi altro intervento sulla vita umana, non per aiutarne il corso ma per determinarlo, generarlo o perfino sopprimerlo, si sviluppano e s’impongono storicamente proprio quando l’uomo fa fatica a dare un senso alla vita. Anzi, questa vita, si presenta a lui, non solo come qualcosa senza significato, ma addirittura come un assurdo.

3.L’eugenetica vuole migliorare la vita, alzarne gli standard, pretendere di poter giudicare quale vita sia degna o meno di essere vissuta, ma poi è l’effetto di un mondo e di una cultura che dinanzi alla domanda: “Cosa è la vita?” non possono rispondere. Non possono rispondere perché tale mondo e tale cultura sono completamente intrisi di nichilismo e pensiero debole.

4.Anche qui si palesa la costante storica dell’eterogenesi dei fini: si vuole migliorare la vita, ma più ci s’impegna in questo e più si sprofonda in un abisso in cui la vita stessa annega nell’assurdo. Come il virus che cerca di sopprimere stoltamente l’organismo che lo tiene in vita. Insomma, si amplifica il valore della vita per poi perderne il senso.


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