La dignità di ogni uomo si deve fondare sulla sua “persona” o sulla sua “natura”?

1.La corrente filosofica del personalismo (anche se si dovrebbero fare alcuni distinguo) pretende fondare la dignità dell’uomo, e quindi i suoi diritti, sul concetto di persona umana piuttosto che su quella di natura umana. La cosa pone però un problema tutt’altro che lieve. La persona, essendo individuale, non è totalmente definibile da un punto di vista meramente filosofico. Cosa che è invece possibile per la natura umana. Insomma, il concetto di persona umana si lega più a quello di esistenza, mentre il concetto di natura umana giocoforza si lega al concetto di essenza. 

2.Dicevamo che ciò può essere molto pericoloso. Non solo in tal modo può venir minata una morale oggettiva relativa alla dignità dell’uomo (per esempio la sacralità della vita umana sempre e comunque), ma si aprirebbero anche prospettive incontrollate che tenderebbero a valutare gli uomini, per esempio, in base al loro agire piuttosto che al loro essere. 

3.Certo, di per sé il termine persona, e quindi anche il suo relativo concetto, potrebbero andare bene, ma solo se si facesse riferimento a quelli della metafisica classica. La definizione di persona data da Severino Boezio (rationalis naturae individua substantia) è correttissima, in quanto concetto di persona che fa riferimento alla natura razionale. Questa definizione non si limita a dire che la persona è un essere individuale razionale, bensì che è di natura razionale, ovvero, indipendentemente dai casi in cui la ragione possa essere esercitata o meno (demenza, immaturità, ecc…), la natura razionale rimane sempre inalterata.


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