Cosa dice sant’Alfonso sull’amore del prossimo?

L’amore per il prossimo è un obbligo del cristiano. Ovviamente amare il prossimo perché si ama Dio. Il cristiano deve amare tutto ciò che Dio ama, dunque deve amare il suo prossimo perché Dio lo ama. Piaccia o non piaccia è così. Le opere di misericordia tanto spirituale quanto materiale ce lo attestano chiaramente.

Leggiamo cosa scrive a riguardo sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel suo Regolamento di vita: 

Chi ama Dio, ama anche il prossimo, e chi non ama il prossimo, neppure ama Dio (1 Giovanni 4,21). Bisogna che amiamo il prossimo internamente ed esternamente. Quanto dobbiamo amarlo? Dobbiamo amare Dio sopra ogni cosa, e più di noi stessi, e il prossimo come noi stessi. Sicché come desideriamo il nostro bene, e ce ne compiacciamo quando lo abbiamo, e nello stesso tempo ci doliamo del male, così bisogna che desideriamo il bene del prossimo, e ce ne compiacciamo quando l’ottiene, e ugualmente ci doliamo del suo male. Pertanto non dobbiamo giudicare, o sospettare male del prossimo senza certo fondamento. In ciò consiste la carità interna. La carità esterna consiste invece nelle parole, e nelle opere verso il prossimo. Primo: dobbiamo astenerci da qualsiasi mormorazione. Il mormoratore è odiato da Dio e dagli uomini; invece è amato da Dio e dagli uomini chi dice il bene di tutti e, quando non può scusare il difetto, scusa almeno l’intenzione. Secondo: guardiamoci dal riferire ad uno il male che un altro avesse detto di lui; poiché da questo alle volte nascono lunghe inimicizie e vendette. Terzo: guardiamoci dal pungere il prossimo con qualche parole che dispiaccia, anche se fosse una burla. Quarto: fuggiamo i contrasti (…). Si eviti anche di essere spiriti di contraddizione, cioè contraddire sempre e comunque. Piuttosto che ci si limiti a dire il proprio parere. Quinto: usiamo parole dolci con tutti, anche con gli inferiori; e quindi guardiamoci dalle ingiurie. E quando il prossimo è adirato e ci dice qualche ingiuria, rispondiamo con dolcezza: una risposta dolce spezza l’ira (Proverbi 15,1). (…) Inoltre quando il prossimo è adirato, evitiamo in quel tempo di correggerlo, ancorché la correzione fosse necessaria, perché allora le nostre parole non persuadono, né fanno profitto.


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