Dinanzi al creato è più logico gridare con angoscia…o cantare un’alleluia?

1.Nel libro Itinerario dell’anima di Vincenzo Faraoni (anno 1949) è riportato un aneddoto dello scienziato estone Karl Ernst von Baer (1792-1876). Questi ha così raccontato “Studiando gli atomi e le cellule, mi pareva di ascoltare una predicazione possente: non sapevo io stesso perché, e sentii che dovevo cantare un alleluia“.

2.La reazione dello scienziato è tutt’altro che sproporzionata; anzi ci sarebbe dire che dinanzi alla meraviglia del creato qualsiasi reazione diviene è difettosa, cioè scarsa. Alleluia è una lode, una lode gioiosa che ben esprime ciò che ognuno di noi dovrebbe sentire dinanzi a ciò che ci sta intorno. Tutto rientra nell’armonia del Logos. Nulla è contrassegnato dal caos. Tutto è perfettamente simmetrico. Tutto è ordinato. E in quest’ordine siamo anche noi. Abbiamo la sapienza per riconoscerlo o -ahinoi- l’insipienza per rimanere indifferenti, ci siamo ugualmente. Così, dinanzi a Dio, non avremo scusanti di sorta…se non sapremo continuamente cantare un…alleluia.

3.Poco più tardi, nel 1893, un celebre pittore norvegese, Edvard Munch (1863-1944), produceva un’opera che sarebbe divenuta famosissima chiamata “il grido”.  Altro che canto dell’alleluia! Un vero e proprio grido di angoscia, perfino di terrore; risultato coerente di una mentalità che aveva iniziato a non voler più meravigliarsi, che aveva iniziato a nullificare ogni cosa autoconvincendosi che tutto sarebbe inesorabilmente assurdo.


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