Perché, senza le prove della vita, non si può capire cosa Dio vuole da noi?

1.Scrive san Giovanni della Croce: “Oh, se l’anima riuscisse a capire che non si può giungere nel folto delle ricchezze e della sapienza di Dio, se non entrando dove più numerose sono le sofferenze di ogni genere riponendovi la sua consolazione e il suo desiderio! (…) Per entrare dentro le ricchezze della sapienza divina la porta è la croce che è stretta; pochi desiderano oltrepassarla, mentre sono molti coloro che amano i diletti a cui si giunge per suo mezzo”. (Cantico spirituale B, strofa 36, n.13) Giustamente il grande mistico spagnolo dice che senza la croce, quindi senza le prove e le sofferenze, non si può entrare nella sapienza di Dio. E questo è vero per due motivi.

  • Primo motivo: perché nell’economia salvifica del Dio cristiano la Croce è tutto. Egli poteva salvarci anche in altro modo, ma ha scelto questa strada, ha scelto la strada dolorosa. Dunque, senza la sequela al Dio che sale il Calvario, non può esserci vita nella sua compagnia, e quindi non può esserci nemmeno conoscenza della sua sapienza.
  • Secondo motivo: Dio lavora su di noi come un contadino che pota i suoi alberi. Potare gli alberi vuol dire tagliare tutto ciò che potrebbe compromettere un buon raccolto. Dio fa lo stesso con noi, permette le prove, affinché anche noi possiamo ben “tagliare” ed eliminare ciò che non solo è superfluo, ma che può perfino compromettere la possibilità di donare frutti, cioè di salvare la nostra anima.

2.Dunque, la sofferenza è fondamentale se davvero si vogliono capire l’essere di Dio e la sua volontà su di noi.


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