SOSTA: Perché nella vita spirituale è importante l’ “agere contra”?

Prima di tutto spieghiamo cosa significa agere contra. Si tratta di un’espressione che fa riferimento all’agire contro ciò che si è tentati di fare, ovviamente quando ciò che si è tentati di fare non è bene che lo si faccia.

Nella vita spirituale si tratta di una pratica non solo importante, ma perfino decisiva. Il demonio conosce bene l’anima che deve tentare e sa altrettanto bene dove quest’anima è più forte e dove è più debole. Egli non andrà mai a tentare l’anima dove questa è più forte, bensì dove è più debole. Ogni anima è diversa dall’altra: c’è chi è più debole in qualcosa e che è più forte in un’altra. E’ dunque dovere di ogni anima andare a fortificarsi dove si avverte più debole. Per esempio: se si è deboli nell’impazienza, bisognerà soprattutto lavorare per divenire più pazienti.

Con l’agere contra si ottengono veri e propri “miracoli”. San Francesco d’Assisi aveva in natura un temperamento tendente alla malinconia…è riuscito a passare alla storia come il Santo della letizia. San Francesco di Sales aveva un temperamento tendente all’irascibilità…è riuscito a passare alla storia come il Santo della dolcezza e dell’affabilità.

Insomma, agere contra significa passare al contrattacco. Esso vale per i temperamenti, ma vale anche per le singole tentazioni. Un esempio: ci si è presi l’impegno di pregare per un certo tempo al mattino. Ci si sveglia contenti…quel tempo prefissato passerà lietamente. Un altro giorno ci si sveglia disturbati, si può avvertire la tentazione di accorciare la preghiera. Ebbene, in questi casi non solo non bisogna indietreggiare, bensì sarebbe opportuno allungare la preghiera anche di un solo minuto. In tal modo il tentatore si accorgerà che l’anima è robusta e che difficilmente potrà avere la meglio su di lei.

Santi che hanno particolarmente parlato dell’agere contra sono stati san Dotoroteo di Gaza (505-565) e ancor di più sant’Ignazio di Loyola (1491-1556).

  • Sant’Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali, al numero 97, scrive: Coloro che vorranno distinguersi nel servizio del loro Re eterno e Signore universale, agiranno contro la propria sensualità e contro il proprio amore carnale e mondano, offrendo se stessi per imitare Cristo nella povertà e nelle umiliazioni.
  • San Doroteo di Gaza, nei suoi Discorsi, precisamente nel Discorso V, insegna: Non c’è nulla di più utile che rinunciare alla propria volontà. Infatti, per questa via l’uomo acquista il distacco, l’imapassibilità e la pace. E poi ancora: Chi rinuncia alla propria volontà non cade facilmente; in ogni cosa preferisce non seguire se stesso, e così trova il riposo. 

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