SOSTA – 9 gennaio 1900, nasce la Polisportiva Lazio. E se anche questo avvenimento fosse utile per fare un po’ di apologetica?

Il podista e bersagliere Luigi Bigiarelli, con altri otto amici, il 9 gennaio 1900 fonda, a Roma, in Piazza della Libertà, la Società Podistica Lazio. Nel 1925 diventerà Società Sportiva Lazio. 

Proponiamo un articolo di Corrado Gnerre, dal titolo la Il Cristianesimo e la Romanità, pubblicato qualche anno fa su Il Settimanale di padre Pio


Ho un po’ di remora a partire con un dato poco importante per parlare di qualcosa che è invece molto importante. Ma è un fatto e non mi va di trascurarlo.

Premetto che sono molto critico nei confronti del gioco del calcio così come oggi è gestito e soprattutto per certi comportamenti dei calciatori molto poco edificanti, ma non rinnego il fatto che non solo è uno sport che ho praticato in gioventù (non ad alti livelli), ma che mi è sempre piaciuto e che ritengo, per tutta una serie di ragioni che non posso in questo momento elencare, molto superiore a tutti gli altri. D’altronde ci sarà pure una ragione per cui, se non è lo sport più praticato al mondo, è certamente quello più seguito.

Per me parlare di calcio è anche importante perché, chi mi conosce, sa bene che lavoro quotidianamente con i ragazzi, per cui l’espediente di spiegare la filosofia, la teologia e l’apologetica utilizzando esempi vicini alla quotidianità di chi ascolta è molto utile; e indubbiamente il calcio può senz’altro servire a questo scopo.

Capita spesso che dei miei alunni, avendomi sentito utilizzare qualche metafora tratta da questo sport, mi abbiano fatto la fatidica domanda: «Prof, per quale squadra tifa?». Ovviamente non si può evitare di rispondere. Anche perché se si è fatto intendere di capirne qualcosa, sembra proprio strano che non si abbiano delle simpatie verso qualche compagine. E allora, dopo aver adeguatamente precisato che tifare per una squadra non vuol certo dire accettare tante storture del calcio contemporaneo, rispondo con un’altra domanda: «Qual è quell’uccello che vola alto nel cielo e che punta sempre più in alto?». Ovviamente i miei studenti capiscono subito: pochi sono quelli che sono d’accordo, molti di più quelli che rimangono delusi, ma tutti intendono che alludo all’aquila e che quindi il mio riferimento è alla Lazio.

E così un giorno, in una terza liceale, dopo aver ricevuto proprio questa domanda, la Provvidenza ha voluto che riuscissi a far seguire alla mia risposta una lezione molto utile. La voglio offrire ai miei lettori per far capire come sia importante quando si fa apologetica –soprattutto quando si parla ai ragazzi– partire anche dalle questioni più banali.

Iniziai così.

Cari studenti, tifare per la Roma vuol dire tifare per la città di Roma, d’altronde il simbolo della squadra giallorossa
è la lupa, che è il simbolo della città. Tifare, invece, per la Lazio vuol dire un’altra cosa: non tanto tifare per la città di Roma (d’altronde non sono romano), quanto per la romanità, che è un concetto che va ben oltre l’Urbe. Infatti il simbolo della squadra bianco-celeste è appunto l’aquila, che fu il simbolo dell’Impero romano ma anche di quel Sacro Romano Impero su cui in qualche altra lezione dovremo soffermarci un po’ più a lungo.

Cos’è la romanità? È un giudizio culturale e un criterio di civiltà che è stato (ed è ancora)
importantissimo. Attenzione, importantissimo non solo per la civiltà occidentale in genere, ma anche per il Cristianesimo stesso, per la sua diffusione e quindi per il suo essere fondamento della civiltà occidentale stessa.

Ho sempre avuto una grande ammirazione per la figura di san Francesco Saverio. Un Santo straordinario che da solo partì per le Indie per portare il Vangelo. Partì senza nulla, solo con la ricchezza della propria Grazia e della propria Fede. Un vero gigante della santità. Eppure quali sono stati i risultati della sua missione? Certamente tante conversioni, certamente il grande suo esempio, che ammiriamo e che edifica ancora adesso, ma l’Oriente e l’Estremo Oriente, purtroppo, sono rimasti culturalmente e numericamente non cristiani.

Quali invece sono stati i risultati dei vari san Patrizio, san Bonifacio, san Colombano che hanno evangelizzato il Nord Europa? Di fatto quelle terre divennero sia culturalmente sia numericamente cristiane.

Potremmo pertanto concludere che san Patrizio, san Bonifacio e san Colombano riuscirono ad ottenere maggiori risultati perché più santi di san Francesco Saverio? Ovviamente no.

E allora dov’è la spiegazione? Sta nel fatto che mentre san Francesco Saverio trovò un “terreno” poco predisposto ad accogliere il Vangelo, non fu così per coloro che evangelizzarono le terre del Nord Europa.

San Francesco Saverio trovò delle terre in cui era pressoché assente la dimensione della libertà individuale e quindi la stessa consapevolezza dell’alterità tra l’individuo e il tutto. D’altronde il fondamento filosofico della religiosità orientale ed estremo-orientale è il monismo panteistico in cui non c’è spazio per la realtà individuale.

Chi invece evangelizzò l’Europa trovò un “terreno” già predisposto per l’annuncio evangelico, un “terreno” già dissodato. Sapete da cosa? Dal diritto romano. Certamente, nel mondo antico ancora non vi era un vero e proprio concetto di persona, ma è indubbio come nel diritto romano già vi fosse la dimensione dell’alterità tra individuo e istituzione statuale che servirà non poco a far accettare il Cristianesimo con il suo costitutivo riconoscimento della sostanza ontologica della persona umana, della sua individualità e dei suoi inalienabili diritti.

Dante Alighieri, che con la sua Commedia sintetizza tutto il pensiero medioevale, lo dice: è vero che l’Impero romano perseguitò i primi cristiani, ma è pur vero che esso non solo fu criterio di civiltà ma svolse anche un ruolo provvidenziale per la diffusione del Cristianesimo stesso. Basti pensare a quanto gli Apostoli e i loro successori si siano avvantaggiati di un’unificazione politica, culturale e linguistica, date appunto dalla romanità.

Ma Dante giustamente va oltre il dato storico del ruolo provvidenziale che la romanità e poi l’Impero romano avrebbero avuto per il raggiungimento della societas christiana, dice anche che il futuro della Cristianità non può che essere nella conservazione anche della sua romanità. In Paradiso Dante dialoga con una grande aquila formata da tante
anime beate.

D’altronde fu questo il senso provvidenziale di quella fatidica notte del Natale dell’anno 800 in cui, proprio a Roma, per volere del Papa e di un grande re come Carlo Magno, nacque quello che non a caso si chiamò il Sacro Romano Impero. Voluto appunto dalla Provvidenza.

Per chi crede –come dobbiamo credere anche noi– che la storia non sia un succedersi di fatti che casualmente si succedono, ma l’azione della Volontà di Dio che si serve della libera collaborazione dell’uomo, allora anche certe coincidenze non possono non avere un significato.

D’altronde, come mai l’Impero romano inizia con un Romolo e finisce con un altro Romolo (Romolo Augustolo) e come mai anche il Sacro Romano Impero inizia con un Carlo (Carlo Magno) e finisce con un altro Carlo (il beato Carlo d’Asburgo)? Coincidenze? Viene spontaneo non crederlo.


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