C’era una volta un anziano professore che viveva da solo con i suoi numerosissimi libri e trascorreva la giornata leggendo e scrivendo. Altro non faceva. Un giorno, però, forse per l’anzianità, forse per il troppo studio, forse per altro, dimenticò il suo nome. Si sforzò di scartabellare tra i suoi scritti per cercare di reperire una sua firma, ma non riuscì a trovare nulla. Allora cercò di dimenticare la sua disgrazia, aumentando la lettura e lo studio. “Leggerò di più, e saprò di più. –pensò- Almeno quando la gente mi incontrerà per strada mi vedrà sempre più sapiente e non sospetterà per nulla che io possa aver dimenticato il mio nome.”
Il tempo trascorreva ed egli tentava ogni giorno di procurarsi sempre più libri, ma, più studiava, più conosceva cose nuove e più sentiva dentro di sé la tristezza di non poter ricordare il suo nome. Un giorno gli accadde d’incontrare un vagabondo che vendeva fagiani. Questi lo salutò cordialmente: “Buona giornata, professore!” L’anziano uomo si meravigliò nel sentirsi riconosciuto da una persona che non aveva mai visto in vita sua. “Come fate a sapere che sono professore?” Gli domandò. “Io vi conosco da tempo, mio caro professore, e di voi so tutto.” Gli rispose il vagabondo. Allora all’anziano uomo venne un’idea. “Costui –pensò- di certo saprà anche il mio nome. Me lo farò dire con astuzia.” Si mise a parlare per ore con il vagabondo nel tentativo di capire chi fosse se stesso, ma soprattutto di fargli dire il proprio nome. Tentò tutte le maniere, utilizzò mille espedienti, ma non vi riuscì. Alla fine, vide tra i fagiani in vendita uno dalle penne d’argento. “Professore –gli disse il vagabondo- questo fagiano dalle penne d’argento ve lo consiglio di cuore. E’ un fagiano rarissimo ed intelligentissimo, conosce tutto e vi potrà far conoscere cose nuove.” All’udire “conosce tutto”, il professore non ci pensò su due volte, estrasse dal borsone delle monete sonanti e acquistò il fagiano dalle penne d’argento. Trascorsero mesi e dal fagiano il professore imparò tantissime cose nuove, ma, quando decise di chiedergli il proprio nome, si accorse che il fagiano dalle penne d’argento proprio tutto non conosceva e l’anziano professore se ne rattristò molto. Vendette il fagiano e andò alla ricerca di qualcos’altro che fosse più sapiente.
Passarono giorni, fin quando non rincontrò nuovamente il vagabondo. Questa volta egli era al mercato per vendere delle mucche. “Buona giornata, professore!” Salutò cordialmente. L’anziano uomo si meravigliò ancora nel sentirsi riconosciuto. “Come fate a sapere che sono professore?” Gli domandò. “Io vi conosco da tempo, mio caro professore, e di voi so tutto.” Disse il vagabondo. Allora all’anziano uomo venne nuovamente la stessa idea. “Costui –pensò- di certo saprà anche il mio nome, me lo farò dire con astuzia.” Si mise a parlare per ore con il vagabondo, nel tentativo di capire chi fosse, ma soprattutto nel tentativo di fargli dire il proprio nome. Dal momento che si vergognava di chiederlo, tentò tutte le maniere, utilizzò mille espedienti, ma non vi riuscì. Finalmente vide tra le mucche in vendita una con il muso di zucchero. “Professore –gli disse il vagabondo- questa mucca con il muso di zucchero ve la consiglio di cuore. E’ una mucca rarissima ed intelligentissima, conosce tutto e vi potrà conoscere cose nuove.” All’udire “conosce tutto”, il professore non ci pensò non ci pensò su due volte, estrasse dal borsone delle monete sonanti e acquistò la mucca con il muso di zucchero. La mucca possedeva davvero una grande sapienza, così grande che sarebbero occorse le sapienze di cinque fagiani dalle penne d’argento per eguagliarla. Ma passarono i mesi e anche la mucca dal muso di zucchero dimostrò di non conoscere proprio tutto. Alla domanda “Qual è il mio nome?” del sempre più disperato professore, la mucca muggì e poi zittì abbassando il suo dolcissimo muso. Allora il professore si rammaricò ancora una volta, vendette la sua mucca e si mise alla ricerca di qualcos’altro che fosse più sapiente ancora.
Passarono giorni, fin quando non incontrò nuovamente il vagabondo che gli aveva venduto il fagiano dalle penne d’argento e la mucca dal muso di zucchero. Questa volta era al mercato per vendere dei cavalli. “Buona giornata, professore!” Salutò cordialmente. L’anziano uomo si meravigliò ancora una volta nel sentirsi riconosciuto. “Come fate a sapere che sono professore?” Gli domandò poi. “Io vi conosco da tempo, mio caro professore, e di voi so tutto.” Allora all’anziano uomo venne ancora una volta la stessa idea. “Costui –pensò- di certo saprà anche il mio nome, me lo farò dire con astuzia.” Si mise nuovamente a parlare per ore con il vagabondo, nel tentativo di capire chi fosse se stesso, ma soprattutto nel tentativo di fargli dire il proprio nome. Dal momento che si vergognava di chiederlo, tentò ancora tutte le maniere, utilizzò ancora mille espedienti, ma non vi riuscì. Alla fine, vide tra i cavalli in vendita un esemplare maculato. “Professore –gli disse il vagabondo- questo cavallo maculato ve lo consiglio di cuore. E’ un cavallo rarissimo ed intelligentissimo, conosce tutto e vi potrà far conoscere cose nuove.” All’udire “conosce tutto”, il professore ancora una volta non ci pensò su, estrasse dal suo borsone delle monete sonanti e acquistò anche il cavallo maculato. Il cavallo possedeva davvero una grande sapienza; così grande che sarebbero occorse la sapienza di cinque mucche dal muso di zucchero, cioè le sapienze di venticinque fagiani dalle penne d’argento. Ma passarono i mesi ed anche il cavallo maculato dimostrò di non conoscere proprio tutto. Alla domanda “Qual’ è il mio nome?” dell’ancor più disperato professore, il cavallo nitrì nervosamente e poi zittì abbassando il suo muso maculato. Allora il professore si rammaricò ancora una volta, rivendette il suo cavallo e si mise alla ricerca di qualcos’altro più sapiente.
Passarono altri giorni, fin quando non incontrò nuovamente il vagabondo che gli aveva venduto il fagiano dalle penne d’argento, la mucca dal muso di zucchero e il cavallo maculato. Questa volta egli era al mercato per vendere dei maialini. “Buona giornata, professore!” Salutò cordialmente il vagabondo. L’anziano uomo, come sempre, si meravigliò nel sentirsi riconosciuto. “Come fate a sapere che sono professore?” Gli domandò poi. “Io vi conosco da tempo, mio caro professore, e di voi so tutto.” Allora all’anziano uomo venne, come sempre, la stessa idea. “Costui –pensò- saprà anche il mio nome, me lo farò dire con astuzia.” Si mise a parlare per ore con il vagabondo nel tentativo di capire che fosse se stesso, ma soprattutto nel tentativo di fargli dire il proprio nome che non ricordava più. Dal momento che si vergognava di chiederlo, tentò tutte le maniere, utilizzò mille espedienti, ma non vi riuscì. Alla fine vide tra i maialini in vendita uno dal pelo d’oro. “Professore, -gli disse il vagabondo- questo maialino d’oro ve lo consiglio di cuore. E’ un maialino rarissimo ed intelligentissimo, conosce tutto e vi potrà far conoscere cose nuove.” All’udire “conosce tutto”, il professore ancora una volta non ci pensò su due volte, estrasse dal suo borsone delle monete sonanti e acquistò soddisfatto anche il maialino dal pelo d’oro. Il maialino possedeva davvero una grande sapienza, così grande che sarebbero occorse le sapienze di cinque cavalli maculati, cioè le sapienze di venticinque mucche dal muso di zucchero, cioè le sapienze di centoventicinque fagiani dalle penne d’argento per eguagliarla. Ma passarono i mesi ed anche il maialino dal pelo d’oro dimostrò di non conoscere proprio tutto. Alla domanda “Qual è il mio nome?” del sempre più disperato professore, il maialino grugnì nervosamente e poi zittì abbassando il suo muso dorato, malgrado fino ad allora avesse parlato come un cantastorie di piazza. Allora il professore non ebbe nemmeno più la forza di rammaricarsi e, prima di rivendere il maialino dal pelo d’oro, gli chiese chi fosse il vagabondo dal quale lo aveva acquistato. “E’ l’uomo più sapiente che possa esistere. –rispose il maialino- Lui conosce davvero tutto.” “Conosce quindi anche il mio nome?” Incalzò il professore. “Certamente.” Rispose il maialino. E così il professore, non pensando più alla vergogna di dover parlare ad un uomo della sua dimenticanza e considerando solamente la propria disperazione, chiese al maialino dove avesse potuto incontrare nuovamente il vagabondo. “Ha deciso di non recarsi più al mercato –rispose il maialino- ormai lo si può incontrare solo nella grotta di cristallo.”
Il professore per mesi vagò nei dintorni del borgo nel tentativo di trovare la grotta di cristallo, ma non vi fu nulla da fare. Chiese anche a maghi, indovini e fate, ma nessuno conosceva dove si trovasse. Un giorno, però, accadde che dinanzi a sé, proprio nel bel mezzo del bosco, il sempre più anziano professore incontrò, tutt’insieme, il fagiano dalle penne d’argento, la mucca con il muso di zucchero, il cavallo maculato…e perfino il maialino dal pelo d’oro. Li salutò cordialmente e anch’essi ricambiarono il saluto cono cordialità. “Ditemi, per vostra grazia -chiese poi- dove si trova la grotta di cristallo.” I quattro animali s’impietosirono nel vedere un povero vecchio, ormai anchilosato e debole, vagare senza pace e che addirittura aveva abbandonato la sua passione per lo studio pur di conoscere il proprio nome. Gli dissero di seguirli: lo avrebbero guidato fino alla grotta di cristallo. Il viaggio fu lungo, impervio e pieno di pericoli e il povero professore dovette far mille sforzi per compierlo. Molte volte, durante il cammino, pensò di non potercela fare, poi ritrovava nuove forze per il desiderio di conoscere nuovamente il proprio nome e riprendeva il cammino. Finalmente la méta fu raggiunta: un bagliore accecante conquistò la vista del professore: il sole violentemente si rifrangeva su quell’enorme massa di cristallo che formava la sospirata grotta. Un robusto portone d’acciaio ne sbarrava l’entrata. Gli animali se ne andarono, e il professore rimase per giorni dinanzi alla grotta, bussando e chiamando il vagabondo, pensando e ripensando alla stupidità per essersi vergognato di chiedere il proprio nome a chi gli aveva fatto capire di conoscerlo. Altri giorni si avvicendarono prima che il portone si aprisse e il professore potesse entrare e incontrare il vagabondo. Questi lo accolse a braccia aperte e finalmente lo chiamò per nome e non professore. Poi gli regalò un libro dove vi era scritto il suo nome.
Quando ritornò nel suo studio, l’anziano professore bruciò quei libri che in particolar modo lo avevano distratto facendogli dimenticare il proprio nome. Conservò, invece, gelosamente quel libro dove in ogni pagina vi era scritto il proprio nome. Capì quanto fosse inutile conoscere tante cose se poi non si conosce cosa conta davvero.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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